Edu-Fin 2026: Eleonora Rossi intervista Fabio Michettoni

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Eleonora Rossi intervista Fabio Michettoni: educazione finanziaria, mutui, tassi, rischio e conoscenza per scegliere con consapevolezza.

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Educazione finanziaria: il binario che l’Italia continua a non vedere

Edu-fin 2026 L’educazione finanziaria non è una materia astratta riservata agli esperti di borsa: è la competenza che permette di scegliere un mutuo senza mettere a rischio la propria serenità, di investire senza inseguire mode e di affrontare le crisi senza farsi travolgere dalla paura. È il messaggio al centro del confronto tra Eleonora Rossi, giornalista, conduttrice ed esperta di comunicazione, e Fabio Michettoni, analista tecnico e trader con un’esperienza nei mercati avviata nel 1991.

Eleonora Rossi guida il pubblico con un approccio che traduce i temi tecnici in domande quotidiane: perché fa paura la finanza, come si sceglie tra tasso fisso e variabile, quali errori commettono i risparmiatori e quale ruolo ha la conoscenza nella gestione del denaro.

Fabio Michettoni risponde portando sul tavolo la sua esperienza operativa, fatta di analisi tecnica, lettura dei volumi e attenzione alla microstruttura dei mercati.

Il punto di partenza è duro: l’Italia continua a occupare posizioni molto basse nelle classifiche internazionali sull’alfabetizzazione finanziaria. Le rilevazioni della Banca d’Italia sull’alfabetizzazione finanziaria degli adulti esistono dal 2017 e vengono svolte con cadenza triennale, a conferma che il tema è ormai monitorato come una variabile strutturale del Paese. Anche i dati sui giovani raccontano una situazione critica: nell’indagine OCSE PISA 2022 gli studenti italiani hanno ottenuto 484 punti in financial literacy, sotto la media OCSE di 498 punti.

Ma il vero problema non è soltanto la posizione in classifica. È che dietro quei numeri ci sono scelte quotidiane: un mutuo sottoscritto senza capire il rischio dei tassi, un investimento iniziato per moda, un risparmio lasciato fermo per paura, una decisione presa affidandosi ciecamente a chi conosce più di noi. Come spiega Michettoni nel dialogo con Rossi, viviamo in una condizione di asimmetria informativa: chi propone un prodotto finanziario spesso sa molto più di chi lo acquista. E quando la conoscenza manca, il prezzo si paga non solo in euro, ma nella qualità della vita.

La finanza fa paura perché resta sconosciuta

Eleonora Rossi apre il confronto con una domanda che riguarda tutti: perché la finanza intimorisce? La risposta di Fabio Michettoni è diretta: perché ciò che non si conosce genera paura. Per molte persone la parola “finanza” evoca schermate piene di grafici, termini tecnici, acronimi incomprensibili e un mondo lontano dal proprio quotidiano.

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È una reazione comprensibile. Chi non opera ogni giorno nei mercati può percepire la finanza come un territorio riservato, quasi ostile, in cui ogni errore sembra irreversibile. Così molti evitano di occuparsene, rimandano le decisioni o delegano tutto ad altri senza porre domande.

Il risultato è paradossale: chi teme di sbagliare finisce per non scegliere affatto, lasciando che siano le circostanze, la pubblicità o l’interlocutore di turno a decidere al posto suo.

Rossi sottolinea un aspetto importante: la finanza non va raccontata come un universo separato dalla vita. Riguarda la famiglia che deve scegliere tra tasso fisso e variabile, il lavoratore che deve costruire una previdenza complementare, il giovane che inizia a mettere da parte i primi risparmi, il genitore che vuole preparare un futuro per i figli. È finanza anche il modo in cui si gestisce una spesa importante, si affronta un imprevisto o si valuta se un investimento è compatibile con il proprio profilo.

La lezione che emerge dall’intervista è chiara: non serve diventare trader professionisti per prendere decisioni finanziarie più consapevoli. Serve imparare a porre le domande giuste, capire i meccanismi essenziali e riconoscere i rischi prima di firmare un contratto o destinare denaro a un investimento.

Il mutuo come prova concreta di educazione finanziaria

Michettoni porta un esempio che Eleonora Rossi definisce particolarmente efficace perché “calza a pennello” con la vita reale: la decisione di sottoscrivere un mutuo. Non è un tema da manuale di economia, ma una scelta che modifica il bilancio familiare per anni, talvolta per decenni.

Il problema sorge quando si sottoscrive un mutuo senza capire il contesto dei tassi. Se i rendimenti stanno salendo rapidamente, le condizioni disponibili sul mercato possono diventare meno favorevoli. Chi accende un finanziamento senza valutare questo scenario rischia di trovarsi, dopo qualche tempo, con una rata più pesante del previsto o con un impegno economico difficile da sostenere.

La questione non riguarda soltanto il tasso iniziale. Riguarda la capacità di stimare se quella rata sarà sostenibile anche se le condizioni di mercato cambiano. Un mutuo, infatti, non è un acquisto impulsivo come quello di un bene di consumo: non si può semplicemente riporlo in un cassetto e aspettare che il valore salga. È un impegno che interagisce con il reddito, con le spese familiari, con eventuali imprevisti e con il ciclo economico.

Qui emerge il nesso tra finanza e vita quotidiana. Una scelta finanziaria sbagliata non produce soltanto una perdita cartacea: può ridurre la libertà di movimento di una famiglia, costringere a rinunce, generare ansia e trasformare un progetto di vita in un peso. Per questo l’educazione finanziaria non è un lusso culturale, ma una forma di protezione concreta.

Tasso fisso o variabile: la domanda giusta viene prima della firma

Uno dei punti più incisivi dell’intervista riguarda la distinzione tra mutuo a tasso fisso e mutuo a tasso variabile. Michettoni utilizza un linguaggio volutamente provocatorio per spiegare che il tasso fisso non è una garanzia assoluta, ma il risultato di una struttura di costo costruita dalla banca.

In pratica, quando una banca propone un mutuo a tasso fisso, deve proteggersi dal rischio che i tassi di mercato salgano nel tempo. Per farlo, incorpora nel prezzo del finanziamento una componente che copre quell’incertezza. Il cliente ottiene certezza sulla rata, ma paga un premio per ottenerla. Il tasso variabile, invece, può partire da livelli più bassi, ma espone il mutuatario alle oscillazioni future dei tassi di riferimento.

Non esiste quindi una risposta universale. La domanda corretta non è “quale tasso è migliore in assoluto?”, ma “quale soluzione è compatibile con la mia situazione, il mio reddito e la mia tolleranza al rischio?”. Chi sceglie il variabile deve essere pronto a sostenere eventuali aumenti della rata. Chi sceglie il fisso deve capire che sta acquistando stabilità, non necessariamente il costo più basso possibile.

I dati più recenti mostrano quanto questo tema resti attuale: a marzo 2026 il TAN medio dei mutui a tasso fisso a 20 e 30 anni si attestava intorno al 3,26 per cento, mentre il variabile era al 2,57 per cento. La differenza può sembrare contenuta nella teoria, ma su un mutuo della durata di vent’anni o trent’anni incide in modo significativo sul costo totale. Al tempo stesso, il variabile resta esposto a future revisioni: una rata che oggi appare conveniente può diventare pesante se i tassi tornano a salire.

Il punto di non ritorno: perché i tassi a zero non torneranno facilmente

Michettoni introduce un concetto che merita attenzione: l’idea che il periodo dei tassi prossimi allo zero, vissuto in particolare nel 2021, rappresenti un punto di non ritorno. È un’affermazione forte, che va letta come una riflessione di scenario più che come una previsione certa, ma contiene una verità importante.

Per anni, tassi molto bassi hanno abituato famiglie e imprese a un costo del denaro eccezionalmente contenuto. Mutui, finanziamenti e leve finanziarie sono diventati più accessibili. Ma quando il contesto macroeconomico cambia, quelle condizioni non sono più automaticamente replicabili. L’inflazione, le politiche delle banche centrali, i bilanci pubblici e le dinamiche internazionali possono modificare radicalmente il livello dei tassi.

Per il risparmiatore questo significa una cosa precisa: non si può valutare una decisione finanziaria guardando soltanto al passato recente. Un mutuo conveniente in un mondo a tassi zero può diventare oneroso in un contesto diverso. Un investimento che sembrava scontato può rivelarsi fragile se cambia il ciclo dei tassi. La conoscenza finanziaria serve proprio a evitare di proiettare nel futuro le condizioni di un passato eccezionale.

Asimmetria informativa: il rischio più sottovalutato

Il concetto di asimmetria informativa è forse il cuore più importante dell’intervista. Si verifica quando una delle parti di una transazione possiede informazioni, competenze o esperienza superiori rispetto all’altra. Nel rapporto tra banca e cliente, tra intermediario e risparmiatore, tra consulente e investitore, questa asimmetria può essere molto marcata.

Non significa necessariamente che ogni operatore agisca in malafede. Significa però che il cliente poco informato è strutturalmente più esposto. Può non capire i costi reali, i rischi, le clausole contrattuali, le condizioni di uscita o le alternative disponibili. Può accettare una proposta perché non sa che esistono altre strade. Può sottovalutare un rischio perché nessuno gli ha spiegato con parole semplici cosa potrebbe accadere.

Eleonora Rossi raccoglie questo concetto e lo riporta alla dimensione umana: informarsi non significa diffidare di tutti, ma entrare in una relazione con più consapevolezza. Prima di incontrare un intermediario, il risparmiatore dovrebbe avere almeno un’idea chiara del proprio obiettivo, dell’orizzonte temporale, della disponibilità economica e del livello di rischio che è disposto a sostenere. Poi dovrebbe fare domande: quali sono i costi totali? Cosa succede se i mercati scendono? Qual è la liquidità dell’investimento? Quali sono le alternative? Perché questa soluzione è adatta a me?

Un cliente informato non trasforma ogni consulente in un avversario. Al contrario, rende la relazione più equilibrata e più utile. Chi sa cosa chiede ottiene risposte più precise, riconosce meglio le proposte sensate e riesce a individuare con maggiore facilità eventuali segnali di allarme.

“C’è sempre un treno pronto”: la lezione di Martin Pring

Uno degli episodi più significativi raccontati da Michettoni riguarda Martin Pring, uno dei riferimenti internazionali dell’analisi tecnica. La frase riportata è semplice ma potente: c’è sempre un treno pronto a partire; bisogna però sapere da quale binario parte.

È un’immagine che sintetizza perfettamente il rapporto tra opportunità e conoscenza. I mercati offrono continuamente occasioni: un settore che si rafforza, un titolo che corregge, un’asset class che cambia ciclo, un’obbligazione che diventa interessante, un momento di paura che può trasformarsi in punto di ingresso. Ma chi non conosce i meccanismi non vede il binario. E chi non vede il binario non può salire sul treno.

La conoscenza, quindi, non serve soltanto a evitare errori. Serve anche a riconoscere le opportunità. Un investitore che conosce soltanto il mercato azionario può perdere di vista il mercato obbligazionario. Chi teme le azioni può ignorare che, nel lungo periodo, l’economia e i mercati hanno storicamente mostrato una tendenza alla crescita, pur attraversando fasi di forte volatilità. Chi non conosce la gestione del rischio può farsi prendere dal panico proprio quando la disciplina dovrebbe prevalere.

Il “binario” è la preparazione: capire dove si trova il capitale, quali sono le alternative, quali rischi si stanno accettando e quale strategia ha senso per il proprio obiettivo. Senza quel binario, anche l’opportunità migliore resta invisibile.

Investire non è un’opzione: tutti investono, anche senza saperlo

Michettoni contesta un’idea diffusa: quella secondo cui “io non investo”. In realtà, sostiene, tutti investono in qualche modo. Anche chi tiene i risparmi fermi sta facendo una scelta. Anche chi sottoscrive un mutuo sta assumendo un’esposizione finanziaria. Anche chi rimanda una decisione sta accettando un costo, spesso invisibile.

Questa osservazione è importante perché sposta il dibattito. La domanda non è se investire o non investire, ma come investire in modo consapevole. Il denaro lasciato sul conto corrente può perdere potere d’acquisto a causa dell’inflazione. Un mutuo può rappresentare un investimento immobiliare, ma anche un impegno finanziario rilevante. Una polizza, un piano pensionistico, un fondo o un titolo sono strumenti diversi, ma tutti richiedono comprensione.

L’errore più comune è pensare che l’astensione dal mercato equivalga a sicurezza. In realtà può essere una scelta rischiosa, soprattutto se il risparmio non cresce almeno quanto l’inflazione. La sicurezza vera non è l’immobilità: è la coerenza tra obiettivo, orizzonte temporale, strumenti utilizzati e rischio sostenibile.

I mercati salgono, ma le crisi esistono

Michettoni ricorda un principio fondamentale degli investimenti: nel lungo periodo l’economia tende a crescere e, con essa, i mercati azionari hanno storicamente mostrato una direzione ascendente. Tuttavia, questo non elimina le fasi di correzione, le crisi e i momenti in cui la paura prende il sopravvento.

Lui definisce questi periodi “fasi di infarto”: momenti in cui i mercati arretrano, le notizie peggiorano e molti investitori vendono per paura. È proprio lì, secondo la sua esperienza, che la conoscenza diventa decisiva. Chi comprende il funzionamento dei cicli sa che le cadute fanno parte del percorso. Chi ha un piano non si lascia guidare dall’emotività. Chi ha definito in anticipo il proprio profilo di rischio può affrontare la volatilità senza compromettere il proprio futuro.

La storia dei mercati insegna che il rischio non va eliminato: va compreso e gestito. Le crisi sono dolorose, ma possono anche rappresentare momenti in cui la disciplina e la preparazione fanno la differenza. Il problema nasce quando si investe senza criterio, si sopravvaluta la propria tolleranza al rischio e si scoprono i propri limiti solo quando il mercato è già in difficoltà.

Il consiglio finale di Fabio Michettoni

Alla domanda conclusiva di Eleonora Rossi, Michettoni risponde con una regola che dovrebbe essere scritta all’inizio di ogni percorso di investimento: non andare mai oltre le proprie aspettative e non superare il proprio profilo di rischio.

È un consiglio che sembra scontato, ma viene continuamente ignorato. Succede quando si inseguono rendimenti eccezionali dopo aver visto altri guadagnare. Succede quando si investe denaro di cui si ha bisogno a breve. Succede quando si sottovaluta la possibilità di un imprevisto. Succede quando si confonde la pazienza teorica con la capacità reale di sopportare una perdita.

Il profilo di rischio non è un’etichetta burocratica: è il punto di equilibrio tra ciò che si vuole ottenere, ciò che si può permettere di perdere e ciò che si è psicologicamente in grado di sostenere. Se il rischio assunto è troppo alto, anche una normale oscillazione di mercato può diventare insopportabile. Se invece il rischio è calibrato, l’investitore può attraversare le fasi difficili senza prendere decisioni impulsive.

La seconda raccomandazione è altrettanto essenziale: non rivolgersi a un intermediario senza essersi prima informati. Non perché ogni consulenza sia da diffidare, ma perché la consulenza funziona meglio quando il cliente sa almeno quali sono i propri bisogni. Informarsi significa leggere, confrontare, chiedere spiegazioni e non avere paura di fare domande apparentemente banali.

Il ruolo di Eleonora Rossi: rendere la finanza comprensibile

Il contributo di Eleonora Rossi non è solo quello di condurre l’intervista. È quello di costruire un ponte tra il linguaggio tecnico di Michettoni e le esigenze del pubblico. Rossi riprende le parole dell’ospite, le traduce in esempi concreti e le collega alla vita di chi ascolta: il mutuo, la rata, il risparmio, la paura di sbagliare, la necessità di informarsi.

Questo è esattamente il metodo che l’educazione finanziaria richiede. Non bastano formule e grafici: servono esempi concreti, storie reali e messaggi che le persone possano riconoscere nella propria esperienza. La capacità di Rossi di mantenere il filo del discorso e di sollecitare risposte chiare rende il contenuto accessibile senza impoverirlo.

Anche il programma di Edu-Fin 2026 evidenzia questo ruolo: Eleonora Rossi è indicata come moderatrice di diversi momenti dell’evento, con il compito di guidare il pubblico e garantire continuità, rigore metodologico e comunicazione chiara. Michettoni, dal canto suo, è presentato come analista tecnico e trader professionista attivo dal 1991, con esperienza nell’analisi intermarket, nella consulenza e nella divulgazione finanziaria.

Perché l’Italia deve accelerare

Il ritardo italiano non è solo un problema statistico. Ha conseguenze pratiche sulla vita delle persone, sulla partecipazione ai mercati, sulla previdenza e sulla capacità delle famiglie di affrontare l’inflazione e gli imprevisti. Le indagini della Banca d’Italia mostrano che l’alfabetizzazione finanziaria è un tema misurato e studiato da anni, mentre le iniziative istituzionali e formative continuano a svilupparsi.

Anche l’educazione finanziaria dei più giovani resta una priorità. Il punteggio italiano di 484 punti in PISA 2022, inferiore alla media OCSE di 498, e la quota di studenti che raggiunge il livello massimo di competenza, pari al 5 per cento contro l’11 per cento della media OCSE, indicano quanto sia necessario intervenire presto e in modo strutturale.

Gli eventi come Edu-Fin, le interviste, i webinar e i contenuti divulgativi possono fare la differenza se riescono a tradurre concetti complessi in linguaggio umano. Il dialogo tra Eleonora Rossi e Fabio Michettoni mostra che è possibile parlare di mutui, tassi, risparmi e rischi senza trasformare la finanza in una materia inaccessibile.

La conoscenza come forma di libertà

Alla fine, l’educazione finanziaria riguarda una cosa molto semplice: la libertà di scegliere. Chi comprende i meccanismi essenziali non è costretto ad accettare passivamente condizioni sfavorevoli. Chi conosce il proprio profilo di rischio non si lascia trascinare dall’euforia o dal panico. Chi sa fare domande riduce l’asimmetria informativa e tutela se stesso.

Il treno delle opportunità, come direbbe Martin Pring, parte sempre. Ma non basta sapere che esiste: bisogna conoscere il binario. E il binario si costruisce con studio, curiosità, esperienza e capacità di ragionare per obiettivi, non per mode.

Per l’Italia, la sfida è trasformare l’educazione finanziaria da tema emergenziale a competenza diffusa. Per ogni risparmiatore, la sfida è più immediata: iniziare oggi a informarsi, prima della prossima decisione importante. Perché, come ricorda il confronto tra Eleonora Rossi e Fabio Michettoni, la finanza non riguarda soltanto i mercati. Riguarda la vita.

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