Petrolio: energetici in affanno a Piazza Affari

Volatilità sui mercati in questa settimana, causata anche da un andamento a corrente alternata sul settore dei petroliferi.

Il greggio, nonostante le recenti risalite seguite alla decisione dell’Arabia Saudita di tagliare il suoi output di 500mila barili al giorno, è ancora al di sotto del 25% rispetto ai massimi del 2018 e sia il Brent che il Wti continuano a scendere. Le ultime quotazioni danno un Brent a 66,8 e un Wti a 56,54 dollari al barile. Troppi i fattori che portano il prezzo del barile sul terreno insidioso delle incognite, il che spiega come mai qualche settimana fa in molti guardavano, sebbene azzardando, ai 100 dollari entro la fine dell’anno ed oggi si teme che i prezzi possano toccare i minimi.

Ad ogni modo gli interrogativi passano senza dubbio dalle varie strategie messe a punto dall’Opec+ (Opec più membri esterni, Russia in primis) ma anche da una serie inattesa di esenzioni che gli usa hanno accordato ad alcuni paesi nelle sanzioni contro l’Iran, oltre al fatto che la Cina, presente nell’elenco delle nazioni esentate da Washington, ha comunque deciso di tagliare gli ordinativi sul petrolio iraniano.

Alla luce di tutto questo è chiaro comprendere perchè il settore energetico sul Ftse Mib vede i suoi protagonisti chiudere in passivo con Eni che arriva a Piazza Affari al suono della campanella con un passivo dello 0,5%, Saipem dell’1,17% e Tenaris dello 0,96%.

Buon trading a tutti!

S.P

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