Shock sui Mercati: SpaceX vola, petrolio giù e tech KO (8–13 giugno 2026)

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Settimana di mercati tra sell-off tech, petrolio in calo, BCE hawkish, EURUSD debole e debutto record di SpaceX sul Nasdaq.

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Mercati tra Sell-off Tech, Crisi Iran e IPO SpaceX: La Settimana di Fuoco di Wall Street, Europa ed EURUSD

La settimana 8–13 giugno 2026 ha visto i mercati globali muoversi in un contesto di forte selettività, con una prima parte dominata dalla correzione sui tecnologici e una seconda parte di rimbalzo, soprattutto su Wall Street.

La chiusura di venerdì 12 giugno ha mostrato indici USA in recupero (Dow Jones +0,7%, S&P 500 +0,5%, Nasdaq +0,3%), ma con una performance settimanale ancora negativa per il comparto Information Technology, sceso di circa il 5,39%, mentre settori difensivi come Consumer Staples, Health Care e Financials hanno mostrato maggiore resilienza con variazioni positive.

In parallelo, petrolio e oro hanno registrato movimenti correttivi importanti in risposta a segnali di possibile distensione tra USA e Iran e a un quadro di politica monetaria più restrittivo sia in Europa sia negli Stati Uniti, mentre il debutto record di SpaceX sul Nasdaq ha confermato che la propensione al rischio rimane elevata ma concentrata su poche storie ad altissimo contenuto tecnologico.

Macro & Geopolitica: BCE più hawkish, inflazione USA sotto osservazione e de-escalation parziale su Iran

Sul fronte macroeconomico, la settimana è stata dominata dal tema inflazione e dalle mosse delle banche centrali. La BCE ha alzato il tasso sui depositi al 2,25% e il tasso di rifinanziamento principale al 2,40%, segnalando chiaramente che la battaglia contro l’inflazione non è conclusa e che la persistenza delle pressioni sui prezzi, in particolare legate all’energia, richiede una politica monetaria ancora restrittiva.

Le proiezioni dell’istituto indicano un’inflazione media al 3,0% nel 2026, al 2,3% nel 2027 e al 2,0% nel 2028, riducendo gli spazi per un allentamento rapido dei tassi e mantenendo sotto controllo le aspettative su multipli azionari e valutazioni europee.

Negli Stati Uniti, i dati recenti sull’inflazione e sul mercato del lavoro confermano un’economia ancora solida, con un’inflazione che fatica a convergere velocemente verso l’obiettivo e un mercato del lavoro che resta robusto, spingendo la Fed a mantenere i Fed Funds nella fascia 3,50–3,75% e un approccio dichiaratamente dipendente dai dati.

Questo repricing dei tassi reali continua a rappresentare un freno naturale alla possibilità di espansione indiscriminata dei multipli, soprattutto nei settori growth ad alta duration. In parallelo, la dimensione geopolitica ha offerto un parziale sollievo: le notizie di possibili negoziati tra USA e Iran hanno ridotto il premio di rischio incorporato nei prezzi del petrolio e del gas europeo, pur in un contesto in cui la situazione nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman rimane delicata e soggetta a potenziali shock.

Wall Street: S&P 500 e VIX in normalizzazione, Nasdaq‑100 in recupero dopo la correzione

L’azionario statunitense ha reagito in modo graduale alla correzione di inizio mese, mostrando una notevole capacità di recupero nella settimana 8–12 giugno. L’S&P 500 ha chiuso a 7.431,46 punti con un rialzo dello 0,50% rispetto alla settimana, dopo aver toccato un massimo intraday a 7.456,40 e un minimo a 7.266,99, configurando un ritorno della domanda che ha interrotto il break-down sotto i 7.500 punti visto nei giorni precedenti.

Dal punto di vista tecnico, l’area 7.350–7.370 rappresenta ora il primo supporto di brevissimo periodo, mentre un supporto più profondo si colloca in area 7.300–7.330, coincidente con un cluster di consolidamento e con il passaggio della media mobile a 50 periodi, che rimane un riferimento dinamico per il trend di medio termine. La fascia 7.450–7.460 è diventata la resistenza immediata, e un superamento con volumi in crescita aprirebbe spazio verso 7.500–7.520, ripristinando il precedente tetto psicologico.

L’RSI a 14 periodi è uscito dall’area di ipervenduto, in coerenza con una fase di recupero tecnico dentro una struttura di fondo ancora rialzista, anche se in fase di normalizzazione dopo il rally sostenuto dei mesi precedenti.

Il VIX ha seguito lo stesso copione di graduale rilassamento del rischio percepito. Nella settimana 8–12 giugno l’indice della volatilità è passato da 18,19 a 18,70, dopo aver toccato 21,5 nella seduta del 5 giugno, segnando una riduzione di circa 2,8 punti dal massimo recente e un ritorno a un regime di volatilità più in linea con un mercato in consolidamento piuttosto che in piena fase di panico.

La nuova fascia operativa di breve periodo può essere individuata tra 17 e 19 punti sul CFD e tra 18 e 22 sul VIX cash, con area 21–22 come prima resistenza significativa e 15–16 come supporto chiave. Questo quadro conferma un repricing del rischio che si è attenuato, ma che resta superiore ai livelli estremamente compressi della prima parte dell’anno, in linea con un contesto macro più complesso.

Il Nasdaq‑100 continua a essere l’indice simbolo della propensione al rischio globale sui temi growth e AI. Dopo avere toccato per la prima volta nella storia i 30.001,32 punti il 26 maggio, con successiva estensione a 30.407,81 il 4 giugno, l’indice ha subito il 5 giugno una correzione brusca del −4,77% che lo ha riportato a 28.957,60 punti, rompendo temporaneamente la soglia psicologica dei 30.000. La settimana 8–12 giugno ha però mostrato un recupero moderato ma significativo: il Nasdaq‑100 è risalito fino a 29.635,95 punti al 12 giugno, con un avanzamento di +2,34% rispetto alla chiusura del 5 giugno e un range intraday compreso tra 29.220,83 e 29.733,89.

Il rally da inizio anno rimane robusto, con un progresso del 14,68% al 5 giugno, anche se giugno ha introdotto una fase di normalizzazione dopo un’accelerazione molto intensa nelle cinque settimane precedenti.

Dal punto di vista tecnico, il primo supporto di breve periodo si colloca ora in area 29.200–29.250, mentre un supporto più strutturale insiste in area 28.389–28.400, livello che consentirebbe ancora di inquadrare eventuali discese come semplice normalizzazione e non come inversione del trend. Sul lato superiore, la resistenza immediata è rappresentata dalla fascia 29.730–30.000, coincidente con i massimi intraday della settimana e con la soglia psicologica; un superamento stabile sopra i 30.000, sostenuto da volumi, aprirebbe spazio verso 30.450–30.500, area dei massimi del 4 giugno, e, in prospettiva, verso 31.000 come target intermedio delle proiezioni di medio periodo.

La media mobile a 50 periodi si trova in area 27.222 punti e la media a 200 periodi intorno a 27.500, entrambe ben al di sotto delle quotazioni attuali, il che conferma un trend strutturalmente rialzista ma anche un certo grado di estensione rispetto alle medie, tipico delle fasi mature di trend. L’RSI a 14 periodi è risalito verso 49–55 dopo essere sceso in area 19–49 nella seduta del 5 giugno, segnalando l’esaurimento del momentum ribassista di breve e l’avvio di una fase di consolidamento e rimbalzo tecnico.

Europa e Italia: rialzo BCE, borse più caute e FTSE MIB ancora sui massimi

In Europa, l’inasprimento del tono della BCE e il contesto energetico ancora instabile hanno frenato la prosecuzione lineare del rally azionario.

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La combinazione tra rialzo dei tassi, revisioni al rialzo delle stime d’inflazione e attese di una politica monetaria restrittiva più lunga del previsto ha portato gli investitori ad assumere un atteggiamento più selettivo, con gli indici principali che hanno iniziato a mostrare una maggiore volatilità e fasi di congestione.

Il comparto tecnologico europeo ha rallentato dopo il forte recupero dei mesi precedenti, mentre alcuni settori ciclici hanno risentito delle preoccupazioni legate alla crescita globale e al costo del capitale.

Il DAX e l’Eurostoxx 50 si muovono in un contesto di range, con il mercato che alterna fasi di presa di profitto a tentativi di rimbalzo, senza ancora definire una direzione di medio periodo chiara. In questo quadro, l’Italia spicca per forza relativa: l’indice principale (IT40/FTSE MIB) ha chiuso l’11 giugno a 50.505 punti, in rialzo dello 0,95% rispetto alla seduta precedente, con un incremento del 3,09% nell’ultimo mese e una performance annua superiore al 26%.

La zona 50.000 è diventata una soglia chiave sia psicologica sia tecnica, e la capacità di difenderla in chiusura settimanale è un elemento che conferma una struttura di medio periodo ancora costruttiva, pur in presenza di oscillazioni più ampie nel breve. I finanziari e le banche restano il motore del trend, beneficiando di un contesto di tassi più alti, mentre utilities e assicurativi continuano a fornire ancoraggio difensivo ai portafogli, soprattutto in un quadro di volatilità in aumento e di scenario macro incerto.

FX: Dollar Index in pausa sotto 100, EURUSD e GBPUSD in consolidamento laterale debole

Sul mercato valutario, il Dollar Index ha continuato a muoversi in un range relativamente stretto, segnalando una fase di pausa più che un’inversione strutturale. Nella settimana 8–12 giugno l’indice si è attestato tra 99,63 e 100,26, con chiusura di venerdì in area 99,75, dopo aver toccato i massimi a 100,15 lunedì.

La zona 99,60–99,70 funziona da primo supporto di breve, mentre la fascia 99,90–100,20 rappresenta la resistenza chiave: finché non verrà rotta con decisione, il DXY resterà confinato in una dinamica di trading range con momentum solo lievemente positivo, sostenuto da rendimenti reali USA ancora interessanti ma frenato da un posizionamento già affollato sul dollaro.

L’EURUSD ha registrato una settimana di consolidamento laterale debole sotto la soglia di 1,16. Il cross si è mosso tra 1,1508 e 1,1585, trovando un supporto temporaneo in area 1,1500–1,1520 dopo la rottura ribassista della settimana precedente, con livelli pivot intorno a 1,1560 che sottolineano un equilibrio instabile tra compratori e venditori.

Il supporto immediato di breve è ora 1,1508–1,1500, mentre un supporto strutturale più profondo si colloca in area 1,1480–1,1458; sul lato opposto, la resistenza più vicina è 1,1585–1,1600, con una fascia superiore importante a 1,1594–1,1622, oltre la quale si inizierebbe a parlare di vera stabilizzazione. La zona 1,1700–1,1720 resta il muro decisivo per un ritorno rialzista credibile, ma al momento il quadro tecnico rimane neutro‑ribassista, con RSI giornaliero intorno a 45 e medie mobili principali (SMA 50 e 200) ancora tutte sopra il prezzo corrente.

Anche la sterlina si trova in una fase di consolidamento correttivo. Il cambio GBPUSD ha oscillato in un range ristretto 1,3382–1,3430, con chiusure in area 1,3405–1,3417, descrivendo un movimento laterale‑discendente dopo il forte recupero dal 2025. Il trend di medio periodo resta frazionariamente rialzista, ma il breve è correttivo e “choppy”, con resistenze progressivamente abbassate da 1,3526–1,3597 a 1,3430–1,3450 e supporti che si sono spostati verso 1,3380–1,3400, a testimonianza di una fase di digestione del precedente rally.

L’RSI a 14 periodi si colloca in area 42–45, in zona neutro‑bassa, mentre le medie mobili principali restano sopra il prezzo, confermando un bias neutro‑ribassista di breve, in attesa di nuovi segnali macro sia da Fed sia da Bank of England.

Commodities: oro in forte correzione con rimbalzo tecnico, petrolio WTI verso la parte bassa del range 85–95 dollari

Il comparto delle materie prime ha offerto indicazioni chiare sul repricing del rischio e delle aspettative macro. L’oro, dopo i massimi oltre 5.000 dollari l’oncia registrati a gennaio 2026, ha vissuto una correzione profonda, scendendo fino alla zona 4.080–4.100, pari a una perdita di circa il 18–19% dai record, con una rottura netta del supporto 4.450–4.500.

Nella settimana 8–12 giugno il metallo ha però messo a segno un rimbalzo tecnico significativo, muovendosi in un range 4.080–4.345 e chiudendo in area 4.211–4.222, con una performance positiva intorno al 2–2,3% che attenua solo in parte il quadro ribassista di medio periodo. La media mobile a 200 giorni passa intorno a 4.360–4.370, mentre le prime resistenze sono in area 4.450–4.500 e 4.580–4.595; la zona 4.080–4.250 è diventata il nuovo corridoio di rimbalzi e di accumulo tattico, in un contesto in cui rendimenti USA più alti, dollaro forte e parziale distensione geopolitica riducono il ruolo di hedge dell’oro rispetto ai mesi scorsi.

Il petrolio WTI ha completato una transizione altrettanto significativa dalla narrativa di “tight supply” a una fase in cui la componente di domanda globale torna centrale. Nella settimana 8–12 giugno il future WTI ha registrato una correzione profonda, scendendo da un’area di inizio settimana poco sotto i 93–95 dollari a una chiusura di venerdì intorno a 84,88 dollari, con un calo giornaliero di circa il 3,23% e una perdita mensile nell’ordine del 15–16%.

La rottura del supporto in area 92–93 dollari ha riportato il prezzo nella parte bassa del range 85–95, che rappresenta il baricentro del 2026, trasformando il precedente consolidamento in una vera fase correttiva.

Dal punto di vista tecnico, l’area 84–85 dollari emerge come supporto critico di breve‑medio periodo, già testato in passate fasi correttive, mentre le prime resistenze importanti si collocano ora tra 92 e 94 dollari, ex supporto diventato zona di offerta, e più in alto tra 96 e 98 dollari, in prossimità dei massimi primaverili.

La price action della settimana è dominata da candele ribassiste con chiusure vicino ai minimi, tipiche di un mercato in fase di riposizionamento, con i desk energia che ribilanciano l’esposizione dopo il rally di aprile e maggio. Finché il WTI rimane sotto 92–94 dollari, il bias di breve resta orientato alla correzione, con rischio di ulteriori estensioni verso 80–82 dollari in caso di rottura netta del supporto 84–85; allo stesso tempo, su orizzonti di 12–18 mesi il prezzo resta inserito in un canale rialzista più ampio, con la price action passata dalla banda superiore a quella inferiore del canale, coerentemente con un pullback in trend piuttosto che con un cambio di regime strutturalmente ribassista.

Focus corporate: IPO record di SpaceX e concentrazione della liquidità sul tech di frontiera

Sul piano corporate, la protagonista assoluta della settimana è stata l’IPO record di SpaceX. Il 12 giugno 2026 la società ha debuttato sul Nasdaq con ticker SPCX, raccogliendo circa 75 miliardi di dollari, superando il precedente record di Alibaba e fissando il prezzo di collocamento a 135 dollari per azione per una valutazione iniziale nell’ordine di 1,75–1,77 trilioni di dollari.

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Il titolo ha aperto a 150 dollari, circa l’11% sopra il prezzo di collocamento, e ha chiuso la prima seduta a 166,75 dollari, portando la capitalizzazione intorno ai 2,1 trilioni; nelle contrattazioni del 13 giugno il prezzo si è poi assestato intorno ai 161 dollari, con una fisiologica volatilità post‑IPO tipica delle mega quotazioni.

L’offerta ha incluso oltre 555 milioni di azioni Class A con greenshoe aggiuntiva, con circa il 30% destinato agli investitori retail, mentre Elon Musk mantiene un controllo molto elevato della società, con circa l’85% del potere di voto grazie a una struttura azionaria con diritti rafforzati.

Dal punto di vista fondamentale, SpaceX domina il settore spaziale privato, con attività integrate nei lanci e nella rete satellitare Starlink, ma alcune analisi indipendenti stimano un fair value attorno a 780 miliardi di dollari, segnalando una possibile sopravvalutazione rispetto ai fondamentali attuali e premiando soprattutto la narrativa di crescita futura.

L’IPO di SpaceX segnala in modo netto la disponibilità del mercato a pagare multipli estremamente elevati per storie percepite come uniche, scalabili e al crocevia tra infrastruttura, spazio e AI, ma evidenzia anche rischi elevati di volatilità, overshooting e dipendenza dal “fattore Musk”, che può influenzare il titolo più dei risultati trimestrali.

Per il resto del comparto tech, l’ingresso di un player di queste dimensioni sul Nasdaq agisce da magnete di liquidità, potenzialmente drenando capitali da altre mega cap tecnologiche in una fase in cui il settore sta già attraversando una correzione e imponendo, nel medio periodo, una revisione dei pesi e delle correlazioni all’interno degli indici di riferimento.

Scenari di breve dopo la settimana 8–13 giugno

Alla luce dei dati aggiornati, il quadro di breve periodo è quello di un mercato che ha assorbito un primo shock correttivo su tech e semiconduttori, sta testando il rimbalzo su S&P 500 e Nasdaq‑100 e mostra un VIX in normalizzazione ma non ancora sui minimi ciclici. La combinazione di BCE più hawkish, Fed ferma ma vigile, DXY in trading range sotto 100, EURUSD debole sotto 1,16, oro in correzione profonda con rimbalzo tecnico e petrolio WTI nella parte bassa del range 85–95 dipinge uno scenario di consolidamento con rischio ancora asimmetrico a seconda dell’evoluzione di inflazione, crescita e geopolitica.

In questo contesto, gli indici USA potrebbero proseguire in una fase di lateralità nervosa, con S&P 500 che difende i supporti 7.350–7.300 e Nasdaq‑100 che cerca di riconquistare stabilmente quota 30.000, mentre l’Europa si confronta con tassi più alti e un quadro di crescita meno brillante, e l’Italia prova a consolidare sopra 50.000 punti facendo leva su bancari e industriali.

Sul fronte valutario, il cross EURUSD rimane imprigionato in un canale 1,1500–1,1600, con bias neutro‑ribassista, mentre su oro e petrolio la chiave sarà capire se i rimbalzi attuali evolveranno in semplici pause dentro trend correttivi o in veri tentativi di inversione, scenario che richiederebbe cambiamenti sostanziali su inflazione, tassi o geopolitica.

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