Analisi mercati agosto 2026: Fed di Wash, trimestrali Big Tech tra AI e Capex, il crollo del dollaro, la svolta del petrolio e l’oro.
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Analisi e Prospettive dei Mercati Finanziari: Agosto 2026
Il presente documento delinea il panorama finanziario all’apertura di agosto 2026, sintetizzando le dinamiche emerse dalla settimana cruciale conclusasi a fine luglio. I punti cardine includono il debutto ufficiale del nuovo Presidente della Federal Reserve, Wash, e l’impatto delle trimestrali delle “Magnifiche Sette” nel settore tecnologico.
L’elemento dominante del mercato è l’allocazione massiccia di capitale verso l’intelligenza artificiale e le startup, una strategia che sta influenzando pesantemente le valutazioni del Nasdaq. Mentre il dollaro mostra segni di indebolimento a seguito delle dichiarazioni della Fed, l’euro e lo yen recuperano terreno. Nel comparto commodity, l’oro vive una fase di compressione della volatilità senza precedenti, preludio a un movimento direzionale di lungo periodo.
Il silenzio è d’oro per il nuovo timoniere di Washington
La prima uscita ufficiale del Presidente della Fed, Wash, avvenuta mercoledì 29 luglio, ha stabilito un nuovo tono per la politica monetaria statunitense. Il nuovo approccio si distingue per una marcata censura e riservatezza, con Wash che ha ribadito fermamente la volontà di mantenere un profilo discreto riguardo alle future mosse sui tassi d’interesse.

L’obiettivo strategico non è creare un effetto sorpresa fine a se stesso, bensì contenere professionalmente le aspettative del mercato e salvaguardare il potere d’azione e la flessibilità della banca centrale.
Questa dottrina della cautela rompe in modo netto con la passata tradizione della cosiddetta comunicazione guidata anticipata, scegliendo invece una linea di assoluto riserbo che restituisce alle istituzioni monetarie una libertà strategica vitale per fronteggiare shock asimmetrici.
In questa nuova era, la Federal Reserve si è dichiarata estremamente attenta alla traiettoria dell’inflazione, rimanendo pronta a intervenire sui tassi esclusivamente in caso di assoluta e comprovata necessità. Wash ha spiegato come la stabilità dei prezzi a lungo termine rimanga l’obiettivo cardine, ma che questa non possa essere perseguita attraverso dichiarazioni roboanti in grado di generare pericolose speculazioni di breve periodo.
La prudenza verbale diventa così lo scudo protettivo contro la volatilità indotta, una scelta che impone agli investitori istituzionali di concentrarsi nuovamente sui dati macroeconomici fondamentali anziché sulle singole sfumature lessicali dei banchieri centrali.
La doccia fredda sui mercati e il nervosismo dell’azionario statunitense
La reazione iniziale del mercato a questa freddezza istituzionale non è stata accolta positivamente da Wall Street, che ha risposto cercando minimi locali, con una pressione ribassista che si è riversata in modo particolare sul comparto tecnologico del Nasdaq.
Gli investitori, abituati da anni a rassicurazioni continue sulle reti di sicurezza fornite dalla liquidità centrale, hanno percepito il silenzio di Wash come un segnale di potenziale severità o come una mancanza di supporto incondizionato. Il ribasso delle quotazioni nella sessione di fine luglio evidenzia il profondo riallineamento in atto nelle strategie di portafoglio globale.
Questo nervosismo riflette una transizione complessa in cui le metriche di valutazione classiche tornano a dominare i modelli finanziari. Senza la certezza di un intervento tempestivo della banca centrale per calmierare le correzioni, i premi per il rischio sull’azionario hanno iniziato una traiettoria di moderata espansione.
Il comparto tecnologico, storicamente più sensibile alle fluttuazioni delle aspettative sui tassi d’interesse a causa dei flussi di cassa attesi a lungo termine, ha registrato le oscillazioni più ampie, confermando come la transizione verso la nuova dottrina Wash rappresenti un passaggio macroeconomico delicato ed epocale.
La corsa al Capex tecnologico accende la sfida delle Big Tech
Il dilemma del capitale e la scommessa miliardaria sulle infrastrutture future
Il mercato ha concentrato la propria attenzione sul Capital Expenditure, focalizzandosi sui massicci investimenti destinati alle startup e allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, flussi di capitale inizialmente assorbiti dai bilanci e destinati a essere rivalutati nel lungo termine.

Questa massiccia allocazione di risorse finanziarie sta ridefinendo le metriche di profittabilità delle aziende a grandissima capitalizzazione, spostando l’accento dai flussi di cassa immediati alla capacità di generare vantaggi competitivi strutturali per il prossimo decennio.
Gli analisti si dividono tra chi considera queste spese come un volano essenziale per la produttività futura e chi, al contrario, teme un surriscaldamento degli investimenti con ritorni sul capitale inferiori alle attese.
L’infrastruttura tecnologica necessaria per sostenere i nuovi modelli computazionali richiede sforzi finanziari senza precedenti storici, paragonabili solo alle grandi opere industriali del secolo scorso. Il mercato valuta con estrema attenzione ogni singola voce di bilancio legata a chip grafici, data center ed energia pulita, elementi fondamentali per alimentare i motori algoritmici.
In questo contesto, le aziende che dimostrano una chiara strategia di monetizzazione dei propri investimenti infrastrutturali riescono a difendere le proprie valutazioni premium, mentre cresce lo scetticismo per le realtà che spendono capitali enormi senza una chiara traiettoria di ricavi incrementali nel breve e medio periodo.
La scommessa totale di Meta tra investimenti e stabilità
Meta si conferma la società più esposta sul fronte dell’intelligenza artificiale, comparto a cui ha destinato oltre il cinquanta per cento del proprio capitale disponibile. La recente trimestrale ha evidenziato un utile per azione in leggero calo di un dollaro, configurando l’operazione come una sorta di aumento di capitale proprio finalizzato interamente a sostenere l’infrastruttura di calcolo futura e lo sviluppo di modelli proprietari sempre più evoluti.
Questa strategia di totale dedizione all’innovazione algoritmica riduce i margini di manovra immediati ma posiziona l’azienda al centro della rivoluzione digitale, una scelta strategica che continua a dividere la comunità degli investitori tra scetticismo ed entusiasmo.
Dal punto di vista puramente tecnico e dell’analisi grafica, il titolo si trova a fronteggiare una resistenza critica posizionata a quota seicentodieci dollari, il cui superamento aprirebbe la strada verso un obiettivo ambizioso di medio termine individuato nell’area compresa tra i seicentosessanta e i seicentoottanta dollari.
Sul fronte opposto, in caso di storni o prese di beneficio causate da un sentiment generale avverso al rischio, la struttura dei prezzi ha sviluppato una solida griglia di supporti statici e volumetrici identificabili a quota cinquecentoventi dollari, seguiti da un livello intermedio a cinquecento dollari e infine da una barriera di lungo periodo situata a quattrocentoottanta dollari.
L’accumulo volumetrico e la forza relativa di Microsoft
Microsoft ha registrato una performance eccellente, mettendo a segno un balzo del dieci per cento nella sola seduta del trenta luglio. Il grafico mostra un forte accumulo di volumi tra i minimi storici registrati nei mesi di marzo e luglio, confermando il rinnovato interesse degli investitori istituzionali che vedono nella società un porto sicuro per la stabilità dei ricavi e per la leadership commerciale nel settore del software aziendale integrato con soluzioni intelligenti. La capacità del management di convertire l’innovazione tecnologica in contratti di abbonamento ricorrenti e scalabili rappresenta il vero pilastro della sua attuale sovraperformance relativa.
La struttura tecnica del titolo evidenzia un supporto solido e ben difeso a quota trecentottantadue dollari, un livello che ha già respinto gli assalti dei venditori nelle scorse settimane confermando la presenza di forte liquidità in acquisto.
Più in alto, si rileva un gap volumetrico ancora da colmare nell’ampia area compresa tra i trecentonovanta e i quattrocentotrenta dollari, uno spazio grafico che potrebbe fungere da catalizzatore per i prezzi nelle prossime sessioni, mentre la resistenza principale e obiettivo primario dei rialzisti si attesta saldamente tra i quattrocentosettanta e i quattrocentoottanta dollari.
La crescita esplosiva di Amazon e i sospetti di distribuzione
Amazon ha sorpreso la comunità finanziaria con una crescita straordinaria dell’utile per azione, passato da un valore di un dollaro e ottanta a ben cinque dollari e settantacinque, un propellente fondamentale che ha generato un balzo del dodici per cento nel periodo immediatamente successivo alla pubblicazione della trimestrale.
La divisione legata ai servizi cloud e l’efficienza logistica avanzata hanno trainato i conti oltre le previsioni più rosee degli analisti, dimostrando la straordinaria capacità di fare leva sulle economie di scala per incrementare la redditività operativa globale.
Tuttavia, l’andamento dei prezzi dopo la fiammata iniziale fa sorgere il legittimo sospetto di una complessa fase di distribuzione sui massimi da parte delle mani forti del mercato, un fenomeno grafico caratterizzato da volumi elevati a fronte di un progresso dei prezzi che fatica a estendersi ulteriormente.
I livelli geometrici da monitorare vedono un supporto chiave situato a duecentoquarantasette dollari, mentre la resistenza critica è posizionata tra i duecentoottanta e i trecento dollari, una fascia di prezzo complessa il cui superamento definitivo è strettamente necessario per l’estensione del trend verso nuovi massimi storici.
La strategia d’attesa di Apple nel risiko dell’intelligenza artificiale
Apple ha scelto una via radicalmente differente rispetto ai diretti competitor della Silicon Valley, mostrandosi significativamente meno esposta nel settore dell’intelligenza artificiale generativa in questa specifica fase di mercato.

Questa postura prudente ha causato un calo del sette per cento dopo la diffusione dei dati trimestrali, delineando una chiara strategia aziendale volta ad attendere la piena maturazione tecnologica e le efficienze operative dei concorrenti per poi integrarle in modo fluido e ottimizzato all’interno del proprio ecosistema di dispositivi di consumo.
Il titolo gravita ora subito sopra il supporto statico compreso nella fascia tra i duecentonovantasei e i trecento dollari, un’area grafica di fondamentale importanza per preservare l’impostazione rialzista di medio termine.
Le resistenze successive che si oppongono al recupero delle quotazioni sono individuate a trecentodieci dollari, trecentoventi dollari e trecentoquaranta dollari, livelli intermedi che anticipano il test del massimo storico precedentemente registrato a quota duecentoquarantaquattro dollari, configurando una mappa dei prezzi densa di ostacoli volumetrici.
Il bivio tecnico del Nasdaq dopo il breakout di Fibonacci
L’indice Nasdaq ha mostrato chiari segnali di affaticamento dopo aver raggiunto l’estensione psicologica dei trentamilasettecento punti.

Successivamente al breakout ribassista del supporto di Fibonacci calcolato al trenta per cento, corrispondente al livello statico di ventottomilatrecentosessantotto punti, l’indice ha tentato un vigoroso rimbalzo tecnico nella giornata del ventinove luglio, spinto dalla necessità degli operatori di ricoprire le posizioni corte aperte in precedenza.
Questa reazione, sebbene violenta, non ha ancora modificato la struttura correttiva di breve termine innescata dalle vendite dei giorni precedenti.
Per riattivare la struttura rialzista di fondo e annullare i segnali di deterioramento grafico, il mercato dovrà superare stabilmente e con volumi in crescita la resistenza dinamica posizionata a ventottomilasettecento punti, per poi scardinare la resistenza successiva nell’area dei ventinovemilacinquecento punti.
In caso di fallimento di questa reazione tecnica, aumenteranno sensibilmente le probabilità di un ritorno dei prezzi verso il basso per il test dei minimi di periodo, configurando un potenziale doppio minimo strutturale che metterebbe a dura prova la tenuta psicologica dei piccoli risparmiatori.
Il crollo del Dollar Index e la riscossa delle valute concorrenti
La perdita dello status di rifugio e le nuove rotazioni dei flussi valutari
Le dichiarazioni improntate alla massima prudenza e al riserbo del Presidente Wash hanno innescato un reversal breakout ribassista di notevole intensità sul Dollar Index, modificando profondamente i rapporti di forza macroeconomici all’interno delle piazze finanziarie mondiali.
Il dollaro statunitense è scivolato sotto la soglia psicologica dei cento punti dopo aver fallito ripetutamente il superamento della resistenza in area centouno e cinquanta, dove sul grafico giornaliero si era configurata una figura di potenziale triplo o quadruplo massimo di lungo periodo. Questo indebolimento strutturale riflette il riposizionamento dei grandi fondi d’investimento che cercano rendimenti reali più elevati al di fuori dei confini statunitensi.
La fine della narrativa sui tassi eccezionalmente alti per un periodo indefinito ha tolto al biglietto verde gran parte del suo premio di rendimento rispetto alle altre valute principali. I flussi di capitale hanno così iniziato a muoversi verso aree economiche dove le banche centrali mostrano un atteggiamento relativamente più restrittivo o dove le valutazioni delle attività reali appaiono storicamente più depresse.
Questo deflusso dal dollaro non rappresenta solo un movimento speculativo di breve termine, ma segnala una potenziale rotazione strutturale dei portafogli globali che potrebbe caratterizzare l’intera seconda metà dell’anno in corso.
Il risveglio dell’Eurozona e la stabilità della Sterlina
L’euro ha reagito prontamente a questa debolezza generalizzata del dollaro, superando con decisione la metà del canale di regressione lineare ribassista all’interno del quale si trovava compresso da diversi mesi.
La valuta unica ha fatto registrare una chiusura settimanale solida sopra quota uno virgola quindicimilatrenta, ponendo le basi tecniche e macroeconomiche per un’estensione del rally verso la parte superiore del canale stesso, favorita anche da dati macroeconomici europei che, sebbene non brillanti, si sono dimostrati superiori alle fosche previsioni della vigilia.
Parallelamente, la sterlina mostra un’ottima forza relativa mantenendosi stabilmente sopra il supporto statico a uno virgola trentaduemilaottanta. La divisa britannica beneficia delle decisioni di politica monetaria della Banca d’Inghilterra, focalizzata sul contenimento delle pressioni salariali interne.
L’obiettivo tecnico di breve termine per il cambio tra sterlina e dollaro è individuato nell’area di uno virgola trentasei, un traguardo che diventerà concreto una volta che il mercato sarà stato in grado di scardinare l’ostacolo intermedio posizionato a quota uno virgola trentaquattromilacinquecento.
Il ritorno del re: il super recupero dello Yen giapponese
La dinamica più dirompente e spettacolare dell’intero mercato valutario si è verificata tuttavia sullo yen, protagonista di un recupero massiccio contro il biglietto verde che ha visto il cambio scendere da quota centosessantatré e sei a centosette in pochissimi giorni.
Questo movimento di eccezionale violenza ha preso in contropiede la stragrande maggioranza degli operatori istituzionali, costringendoli a una rapida e dolorosa chiusura delle posizioni speculative al ribasso che avevano dominato il mercato valutario per oltre un anno. Lo yen ha capitalizzato al massimo il vuoto normativo e verbale lasciato dalla Federal Reserve, unito a interventi mirati delle autorità monetarie nipponiche.
La repentina chiusura delle operazioni di arbitraggio finanziario basate sul differenziale dei tassi d’interesse ha innescato un effetto domino sui mercati globali, costringendo molti fondi a liquidare attività in altri comparti per coprire le perdite sul mercato dei cambi.
Il ritorno dello yen a livelli di valutazione più consoni ai fondamentali macroeconomici del Giappone riduce le pressioni inflazionistiche importate da Tokyo ma introduce un elemento di forte incertezza per le aziende esportatrici nipponiche, modificando gli equilibri geopolitici e commerciali dell’intera regione asiatica.
Energie e metalli nobili sotto la lente della compressione
Il comparto delle materie prime offre spunti di riflessione divergenti, caratterizzati da accenni di inversione e accumulazioni storiche che preannunciano forti movimenti direzionali nelle settimane a venire. Il petrolio ha attraversato un mese di luglio all’insegna dell’estrema volatilità, oscillando dai minimi relativi a settanta dollari fino a toccare il target dei novantatré dollari, livello corrispondente al cinquanta per cento del ritracciamento di Fibonacci calcolato sull’intero movimento discendente dell’anno precedente.
Le tensioni geopolitiche nelle aree di produzione e i tagli coordinati all’offerta hanno spinto i prezzi verso l’alto, scontrandosi tuttavia con i timori di un rallentamento economico globale in grado di contrarre i consumi industriali.
Attualmente il prezzo del barile si trova in una fase di stabilizzazione e orbita attorno alla quota di ottantatré dollari e sessanta centesimi, mostrando un sostanziale equilibrio tra le forze della domanda e quelle dell’offerta.
Dal punto di vista dell’analisi tecnica, un eventuale superamento della resistenza a quota ottantasette dollari e quaranta centesimi potrebbe attivare la chiusura del gap volumetrico residuo rimasto aperto a novantuno dollari, invalidando definitivamente la struttura correttiva per ripristinare un trend rialzista duraturo. Al contrario, il cedimento dei minimi recenti aprirebbe le porte a una nuova discesa verso l’area di supporto psicologico situata a settantacinque dollari.
La calma prima della tempesta sul mercato dell’oro
L’oro si trova inserito all’interno di una compressione di volatilità che non ha precedenti nella storia recente del metallo prezioso, muovendosi in un canale laterale estremamente stretto da oltre un mese e mezzo tra i quattromila e i quattromilacentocinquanta dollari per oncia.
Questa prolungata fase di lateralizzazione indica un perfetto equilibrio tra gli investitori che utilizzano l’oro come protezione contro l’instabilità geopolitica e monetaria e coloro che, attirati dai rendimenti reali positivi delle attività finanziarie tradizionali, allegeriscono le proprie posizioni sul metallo giallo. La durata di questa congestione fa prevedere un’uscita direzionale di straordinaria violenza.
Gli scenari operativi per il metallo nobile risultano delineati in modo netto e non lasciano spazio a interpretazioni ambigue. Il superamento al rialzo della barriera posta a quattromilacentocinquanta dollari, con conferme sopra i quattromiladuecento dollari, proietterebbe le quotazioni verso i target successivi individuati a quattromilaquattrocento-quattromilacinquecento dollari, segnando un nuovo record storico.
Al contrario, un cedimento del supporto inferiore, con chiusure confermate sotto i tremilanovecentottanta dollari, rischierebbe di innescare una violenta accelerazione al ribasso dovuta alla liquidazione automatica delle posizioni lunghe, con possibili target fino al supporto strategico di lungo periodo individuato a tremilaquattrocento dollari.
La mappa dei market mover estivi e il cammino dell’educazione finanziaria
Gli indicatori macroeconomici americani e la prova del nove dell’occupazione
La prima parte del mese di agosto si preannuncia densa di appuntamenti macroeconomici e societari capaci di generare forti escursioni di prezzo in un contesto di liquidità tipicamente ridotta a causa della pausa estiva.
L’attenzione degli operatori istituzionali sarà catalizzata in modo quasi esclusivo dai dati sull’occupazione statunitense, con i sussidi di disoccupazione e i dati sulle buste paga del settore non agricolo attesi tra mercoledì e venerdì. Questi indicatori forniranno alla Federal Reserve la prova del nove sullo stato di salute dell’economia reale, confermando o smentendo i timori di una recessione strisciante.
Un mercato del lavoro surriscaldato darebbe ragione alla linea di estrema prudenza adottata dal Presidente Wash, offrendo alla banca centrale lo spazio macroeconomico per mantenere i tassi stabili senza il rischio di soffocare la crescita.
Di contro, un deterioramento marcato delle buste paga agricole potrebbe costringere il comitato monetario a rivedere la propria strategia di comunicazione silenziosa, accelerando un processo di allentamento monetario che i mercati azionari inizierebbero a invocare a gran voce per sostenere i multipli di valutazione attuali.
I giganti industriali e le nuove quotazioni spaziali alla prova dei conti
Sul fronte delle trimestrali corporate, i fari sono puntati sul colosso Berkshire Hathaway il tre agosto, una holding finanziaria forte di una valutazione complessiva che ha toccato gli uno virgola uno trilioni di dollari e le cui mosse di portafoglio sono da sempre considerate un barometro della fiducia degli investitori nell’economia americana.
Nel corso delle sessioni successive sarà il turno di Palantir e di Advanced Micro Devices, un test fondamentale per verificare la tenuta della narrativa legata all’intelligenza artificiale e la reale capacità delle aziende di semiconduttori di tradurre gli ordini in utili netti tangibili per gli azionisti.
L’evento più atteso dell’intera stagione finanziaria rimane però la pubblicazione della prima trimestrale ufficiale di SpaceX dalla sua recente quotazione sui mercati regolamentati. La società guidata da Elon Musk, forte di una capitalizzazione stimata di uno virgola quarantotto trilioni di dollari, rappresenta una novità assoluta per i portafogli istituzionali che per la prima volta possono investire direttamente nell’economia spaziale e nella connettività satellitare globale su larga scala.
I dati sui margini operativi dei lanci riutilizzabili e sulla crescita degli abbonati commerciali saranno analizzati al microscopio per giustificare una valutazione che posiziona l’azienda tra i massimi colossi del pianeta.
Diffondere la consapevolezza per navigare l’incertezza dei mercati
In un’ottica di medio termine che guarda oltre le scadenze strettamente estive, il focus degli operatori e dei risparmiatori si sposterà sulla formazione specialistica con l’avvio ufficiale degli eventi legati alla manifestazione EduFin 2026.
Il programma prevede una serie di sessioni digitali e seminari online programmati per le giornate del quattro, undici e diciotto settembre, durante le quali verranno affrontati i temi della gestione del rischio, della psicologia del trading e della costruzione di portafogli resilienti in contesti di elevata incertezza macroeconomica.
La manifestazione culminerà nell’appuntamento in presenza previsto per il 25 settembre nella suggestiva cornice della città di Bari, un evento dal vivo che raccoglierà analisti di fama internazionale, gestori di fondi e appassionati del settore.
L’obiettivo primario della kermesse è la diffusione capillare della cultura finanziaria e dell’educazione al risparmio consapevole, strumenti considerati indispensabili per permettere ai singoli investitori di navigare i mercati moderni senza cadere nelle trappole dell’emotività e della speculazione selvaggia, promuovendo una stabilità finanziaria di lungo periodo che parta dalla consapevolezza individuale.
Dinamiche di allocazione globale e conclusioni operative
L’attuale scenario costringe i gestori di fondi a una profonda revisione delle strategie di allocazione patrimoniale, in un contesto in cui le correlazioni storiche tra le diverse classi di attività sembrano vacillare sotto il peso delle decisioni delle banche centrali e delle tensioni geopolitiche. La tradizionale diversificazione tra azionario e obbligazionario richiede un approccio più dinamico, integrando strategie alternative che includano materie prime e valute per proteggere il capitale da improvvisi picchi di volatilità.
La stabilità dei rendimenti non può più prescindere da una gestione attiva e flessibile dell’esposizione valutaria, come dimostrato dal recente e violento movimento dello yen.
La liquidità complessiva del sistema rimane elevata, ma la sua distribuzione tra i vari comparti finanziari sta diventando estremamente selettiva. I flussi prediligono le aziende capaci di dimostrare una solida generazione di cassa e un controllo rigoroso dei costi operativi, penalizzando quelle realtà che si affidano esclusivamente a promesse di crescita futura non supportate da metriche industriali concrete.
Questa transizione verso una maggiore selettività rappresenta un fattore di stabilizzazione per i mercati nel lungo periodo, sebbene possa generare forti scossoni settoriali nel breve termine.
Verso un autunno caldo tra incertezze macroeconomiche e opportunità
L’analisi dei dati di fine luglio e le prospettive per il mese di agosto delineano un quadro finanziario complesso ma ricco di opportunità per gli operatori dotati di una rigorosa disciplina operativa. Il cammino dei mercati verso la fine dell’anno sarà determinato dalla capacità delle Big Tech di mantenere le promesse di crescita legate agli investimenti in conto capitale e dalla reale tenuta dell’economia statunitense di fronte alla nuova politica monetaria della Federal Reserve.
La prudenza consigliata dalle autorità monetarie deve riflettersi nelle scelte dei risparmiatori, evitando l’inseguimento di trend speculativi privi di fondamento.
L’attenzione alle scadenze macroeconomiche e la partecipazione a eventi di formazione e condivisione rimangono i pilastri fondamentali per sviluppare una comprensione profonda delle dinamiche finanziarie globali. Solo attraverso uno studio costante dei fondamentali e una gestione rigorosa del rischio sarà possibile trasformare la volatilità tipica del mese di agosto in un vantaggio strategico, ponendo le basi per una gestione patrimoniale di successo in grado di superare le sfide di un panorama economico in continua e rapida evoluzione.
“Agosto è storicamente un mese caratterizzato da picchi improvvisi di volatilità, spesso amplificati dai ridotti volumi di scambio tipici del periodo estivo.
Il prossimo movimento direzionale dell’oro assumerà un’importanza assoluta per il riallineamento dei portafogli globali, proprio in virtù dell’estesa e straordinaria fase di accumulazione laterale che ha contraddistinto le ultime sei settimane di contrattazioni.”
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