Analisi completa dei mercati: Fed, BCE, indici, petrolio e oro. Scenari tecnici e fondamentali per la settimana cruciale di settembre 2026.

La settimana che cambierà i mercati: tassi, petrolio e Wall Street sotto la lente
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ToggleI mercati finanziari globali si preparano a vivere una delle settimane più decisive e cariche di implicazioni dell’intero anno 2026, con la Federal Reserve statunitense chiamata a prendere una decisione sui tassi di interesse che potrebbe ridisegnare completamente gli scenari di investimento per i prossimi mesi e influenzare profondamente le strategie di portafoglio fino alla fine dell’anno.
Mentre l’Europa ha già mosso le sue pedine con la Banca Centrale Europea che giovedì 10 settembre ha alzato i tassi di 25 punti base, portando il tasso sui depositi al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulla facilitazione marginale al 2,90%, tutti gli occhi degli operatori finanziari, analisti e investitori istituzionali sono puntati su Washington e sulla riunione del Federal Open Market Committee prevista per il 16-17 settembre.
L’inflazione europea, spinta dai costi energetici legati al conflitto in Medio Oriente che continua a tenere banco nelle preoccupazioni delle banche centrali, rimane ben al di sopra del target del 2%, con previsioni aggiornate che la vedono attestarsi al 3% per tutto il 2026, creando un contesto di pressione costante sui prezzi al consumo e sui costi di finanziamento per imprese e famiglie.
Il braccio di ferro della Federal Reserve: hike o hold?
La riunione del Federal Open Market Committee (FOMC) del 16-17 settembre 2026 rappresenta senza dubbio il momento cruciale per comprendere la direzione della politica monetaria americana per il resto dell’anno e probabilmente anche per i primi mesi del 2027.

Kevin Warsh, nel suo discorso di debutto come presidente della Federal Reserve al simposio economico annuale di Jackson Hole in Wyoming, ha sottolineato con forza che c’è ancora “lavoro da fare” nella lotta all’inflazione, mantenendo un approccio dichiaratamente adattivo piuttosto che puramente previsionale, distinguendosi così dai precedenti presidenti della Fed che tendevano a fornire forward guidance più dettagliate.
I mercati finanziari si dividono quasi equamente sulla possibile decisione: secondo i dati del CME FedWatch Tool, strumento ampiamente monitorato dai trader per anticipare le mosse della Fed, la probabilità di un mantenimento dei tassi attuali si attesta al 50,6%, in leggero aumento rispetto al 43% registrato in precedenza, mentre quella di un aumento di 25 punti base è del 49,4%, riflettendo l’incertezza profonda che caratterizza questo momento decisionale.
Gli strateghi di Morgan Wealth Management si aspettano un rialzo dei tassi, riflettendo una soglia più alta per la fiducia sull’inflazione amid i rischi legati ai prezzi dell’energia e la necessità percepita per la Fed di rafforzare la propria credibilità dopo aver mantenuto i tassi fermi a luglio nonostante un voto diviso all’interno del comitato.
L’economia americana viene descritta ufficialmente come stabile e in crescita dai membri della Federal Reserve, ma la persistenza dell’inflazione rimane la principale preoccupazione che domina le discussioni interne e le analisi degli economisti.
La decisione della Fed non influenzerà solo i rendimenti obbligazionari e il costo del denaro per mutui e prestiti, ma avrà ripercussioni dirette e immediate sulle valutazioni azionarie, in particolare sui titoli tecnologici ad alta capitalizzazione che hanno visto un rafforzamento delle operazioni di buyback per sostenere la propria capitalizzazione di mercato in un contesto di tassi più elevati.
Gli investitori istituzionali si stanno già orientando verso investimenti a rendimento fisso, cercando di bloccare rendimenti attraenti prima che la situazione si cristallizzi, ma la situazione rimarrà fluida e potenzialmente volatile fino a quando la direzione dei tassi non sarà chiaramente definita e comunicata al mercato.
Nasdaq: il canale ribassista contro il supporto storico
L’indice Nasdaq, barometro principale del settore tecnologico statunitense, si trova in una posizione tecnica particolarmente delicata e interessante da analizzare, con un canale di regressione lineare ribassista di breve termine che si sovrappone e confligge con il supporto del canale di regressione rialzista di lungo periodo, creando una situazione di tensione tra forze opposte.
Il livello di supporto cruciale, quello che tutti i trader tecnici stanno monitorando con attenzione, si attesta nell’area dei 29.100 punti, da cui potrebbe partire un eventuale rimbalzo tecnico che potrebbe innescare una fase di recupero delle perdite recenti. Tuttavia, la struttura degli swing mostra massimi decrescenti registrati nel mese di agosto, confermando la pressione ribassista che ha caratterizzato le ultime settimane di negoziazione e che ha portato l’indice a testare ripetutamente le aree di supporto senza riuscire a generare un breakout decisivo al rialzo.
Un ritorno sopra i 29.530 punti, seguito da un breakout convincente della trend line discendente che si trova attorno ai 30.000 punti, potrebbe riaprire uno scenario rialzista con target tecnici ben definiti a 31.000 punti e potenzialmente fino a 32.500 punti, livelli che rappresenterebbero un recupero significativo rispetto ai minimi recenti.
Storicamente, Wall Street tende a reagire positivamente dopo eventi tragici o date simboliche come l’anniversario dell’11 settembre, e questo bias caratteriale del mercato ha contribuito al rimbalzo dai supporti osservato venerdì 11 settembre, quando l’indice ha trovato forza proprio in corrispondenza del supporto del canale di regressione lineare.
I volumi di scambio indicano chiaramente che solo un superamento deciso e accompagnato da volumi crescenti delle resistenze potrebbe innescare una nuova fase rialzista sostenuta, alimentata soprattutto dai titoli tecnologici legati all’intelligenza artificiale che continuano a dominare gli scambi e l’attenzione degli investitori.
Al ribasso, invece, la rottura dei 29.000 punti, che rappresenta un supporto psicologico oltre che tecnico, aprirebbe la strada verso i 28.000 punti, un’area di supporto fondamentale che potrebbe attrarre nuovi acquirenti ma che segnerebbe anche un deterioramento significativo della struttura tecnica dell’indice.
Gli analisti tecnici sottolineano che la volatilità attuale è resistenziale e di rimbalzo, suggerendo che i movimenti al rialzo potrebbero essere temporanei e non necessariamente indicativi di un cambio di trend duraturo senza una conferma fondamentale da parte della Federal Reserve.
S&P 500: il pattern engulfing del VIX come segnale di inversione
L’indice S&P 500, considerato il benchmark più rappresentativo del mercato azionario americano, ha mostrato una reazione più positiva e resiliente rispetto al Nasdaq, con un movimento supportivo che ha permesso di superare la resistenza psicologica e tecnica dei 7.000 punti dopo aver testato il supporto dei 6.450 punti in una fase di vendita intensa.
Il livello dei 7.600 punti rappresenta un’area chiave di svolta: un breakout rialzista sopra i 7.700 punti, che coincide con il point of control dove si sono concentrati i volumi di scambio, potrebbe portare l’indice a testare prima i 7.730 punti e successivamente i 7.800 punti, con la possibilità concreta di segnare nuovi massimi storici nell’area degli 8.000 punti, un traguardo simbolico che gli investitori attendono con trepidazione.
Un elemento tecnico particolarmente interessante e degno di nota arriva dall’indice VIX, spesso chiamato “indice della paura”, che ha formato un pattern engulfing ribassista venerdì, confermando la resistenza attorno ai 17 punti e segnalando una possibile diminuzione della volatilità nei giorni successivi. Un breakout ribassista del VIX sotto i 16 punti, e successivamente sotto i 15,50 punti, potrebbe accelerare verso i 14,80 punti, segnalando una diminuzione strutturale della volatilità e aprendo spazio per nuovi massimi sull’azionario, dato che storicamente bassa volatilità tende a correlarsi con fasi rialziste dei mercati.
Al contrario, una rottura al ribasso dei 7.600 punti sull’S&P 500 porterebbe a ritestare l’area di supporto tra i 7.430 e i 7.360 punti, un movimento che segnerebbe un deterioramento del sentiment e potrebbe innescare vendite tecniche aggiuntive.
La struttura tecnica dell’S&P 500 mostra una maggiore solidità rispetto ad altri indici, con volumi di acquisto che si sono concentrati sui supporti, suggerendo che gli investitori istituzionali stanno utilizzando le correzioni per accumulare posizioni in vista di una possibile risoluzione positiva dell’incertezza sui tassi. Tuttavia, la prudenza rimane d’obbligo fino alla decisione della Fed, poiché un eventuale aumento dei tassi oltre le aspettative potrebbe innescare una revisione delle valutazioni e una fase di correzione più profonda.
DAX ed EuroStoxx: la pressione dei tassi BCE sugli indici europei
Gli indici europei hanno risentito immediatamente e visibilmente dell’aumento dei tassi della BCE, con il DAX tedesco che ha rotto al ribasso l’area dei 25.800 punti giovedì 10 settembre, appena dopo l’annuncio della decisione del consiglio direttivo della banca centrale. Attualmente, l’indice tedesco si trova vicino a un supporto fondamentale a 25.300 punti, dopo un rimbalzo tecnico fino alle resistenze dei 25.600 punti che ha mostrato la classica debolezza dei rimbalzi in trend ribassista.
La figura tecnica di un reversal head and shoulders, pattern classico di inversione ribassista, suggerisce un possibile ritorno verso i 25.000 punti, con estensioni fino ai 24.800 punti se la pressione venditoria dovesse intensificarsi. Solo un breakout rialzista sopra i 26.000 punti potrebbe aiutare il DAX a recuperare forza e invertire il trend, ma le probabilità rimangono al momento a favore dei ribassisti, dato il contesto di tassi in aumento e di crescita economica incerta in Europa.
L’EuroStoxx, indice che rappresenta le principali aziende della zona euro, mostra una maggiore compattezza di volumi rispetto al DAX, con un rimbalzo dal supporto dei 6.250 punti che ha mostrato una certa resilienza. Anche qui si sta formando un pattern head and shoulders di reversal, con un obiettivo tecnico che punta verso i 6.100 punti per confermare lo stop della discesa e potenzialmente innescare una fase di consolidamento.
La notizia dell’aumento dei tassi ha generato un sell-off da rumors, ma il mercato potrebbe aver già scontato gran parte dell’impatto negativo, lasciando spazio a possibili sorprese positive se la comunicazione della BCE dovesse risultare meno hawkish del previsto. Un breakout rialzista sopra i 6.400 punti condizionerebbe un ritorno alla normalità e potrebbe aprire la strada verso resistenze superiori, mentre al ribasso i supporti critici si trovano nell’area dei 6.205-6.250 punti, livelli che dovranno tenere per evitare un’accelerazione verso i minimi dell’anno.
La pressione sui mercati europei deriva non solo dall’aumento dei tassi, ma anche dalle preoccupazioni per la crescita economica, con la BCE che ha riconosciuto esplicitamente i rischi al ribasso per il PIL mentre combatte l’inflazione. Questo dualismo crea un contesto di trading complesso, dove i rimbalzi tecnici potrebbero essere venduti rapidamente e dove la selezione dei titoli diventa fondamentale per generare rendimento.
Il dollaro accelera: Dollar Index verso la soglia psicologica dei 100 punti
Il Dollar Index, che misura la forza del dollaro americano contro un paniere di valute principali, ha approfittato dell’annuncio dell’aumento dei tassi della BCE per accelerare al rialzo, testando la resistenza tecnica dei 99,30 punti in un movimento che riflette la forza relativa della valuta americana. Solo un superamento deciso e sostenuto dei 99,50 punti aprirebbe la strada verso l’area di resistenza psicologica e tecnica dei 100,50 punti, un livello che rappresenterebbe un rafforzamento significativo del dollaro e che avrebbe implicazioni importanti per le commodity denominate in dollari e per i mercati emergenti.
Nonostante la forza relativa del dollaro, le altre valute principali non mostrano segnali di salute particolare, creando un contesto di dominanza del greenback che potrebbe persistere fino a quando la Federal Reserve non chiarirà la propria strategia.
L’euro, dopo aver tentato di superare la barriera resistenziale di 1,1500 nella settimana precedente, è stato respinto con forza ed è tornato ai supporti nell’area 1,1578-1,1582, mostrando la difficoltà della valuta europea a mantenere guadagni in un contesto di tassi divergenti e di crescita economica più debole rispetto agli Stati Uniti.
La struttura tecnica dell’eurodollaro mostra un canale di regressione lineare ribassista ben definito, con un testa e spalle che potrebbe portare a un’accelerazione ribassista sotto 1,1550, con target tecnici a 1,1480 e successivamente 1,1420, livelli che rappresenterebbero minimi pluriennali per la coppia.
Il British Pound condivide una struttura tecnica simile, con resistenze confermate a 1,3500 e supporti deboli a 1,3485, da cui potrebbe accelerare verso 1,3360 se la pressione venditoria dovesse intensificarsi. La sterlina rimane fortemente condizionata dalle scelte della Federal Reserve, dato che la Bank of England ha seguito da vicino le mosse della Fed durante la fase inflazionistica, adeguando la propria politica monetaria per mantenere la competitività e la stabilità finanziaria.
L’incertezza politica interna al Regno Unito e le preoccupazioni per la crescita economica aggiungono ulteriore pressione sulla valuta, rendendo il pound particolarmente vulnerabile a eventuali sorprese negative dai dati economici o dalle dichiarazioni dei policymaker.
Lo yen recupera terreno: il dollaro perde 10 punti in due mesi
Lo yen giapponese ha registrato una performance eccellente e sorprendente nelle ultime settimane, recuperando significativamente dai minimi storici toccati a luglio 2026, quando la valuta nipponica aveva toccato livelli di debolezza senza precedenti. Il dollaro contro yen è passato da 163 a 153 negli ultimi due mesi, segnando una perdita di 10 punti che riflette un rafforzamento strutturale dello yen e una ridotta appetibilità del dollaro in questo cross specifico.
Il supporto dei 153 punti risulta delicato e cruciale: un abbattimento di questo livello potrebbe favorire un ulteriore recupero dello yen, portando il dollaro verso l’area dei 147 punti, un movimento che rappresenterebbe un’inversione significativa del trend pluriennale di debolezza della valuta giapponese.
Gli Stati Uniti hanno espresso più volte un parere favorevole all’aiuto dello yen, riconoscendo implicitamente che una valuta giapponese troppo debole potrebbe creare squilibri commerciali e finanziari nella regione Asia-Pacifico. Le mosse della Federal Reserve riguardo ai tassi di interesse potrebbero influenzare ulteriormente questo scenario, dato che un eventuale aumento dei tassi americani potrebbe temporaneamente rafforzare il dollaro, mentre una pausa o un taglio potrebbero accelerare il recupero dello yen.
La Bank of Japan, dal canto suo, mantiene una politica monetaria ultra-espansiva, ma le pressioni per un normalizzazione graduale stanno crescendo, specialmente se l’inflazione dovesse rimanere sopra il target del 2% per un periodo prolungato.
Petrolio in fiamme: il pattern head and shoulders proietta il greggio a 120 dollari
Il mercato delle commodity energetiche ha tenuto banco per tutta la settimana, dominando l’attenzione degli operatori e influenzando le dinamiche inflazionistiche globali, con Brent e Crude Oil che hanno superato la barriera psicologica e tecnica dei 100 dollari per barile in un movimento che ha sorpreso molti analisti.
Il Crude Oil WTI ha registrato un breakout tecnico sopra i 93 dollari e poi sopra i 98 dollari, accelerando fino a 105 dollari in un movimento che riflette le preoccupazioni per l’offerta e le tensioni geopolitiche in Medio Oriente. La proiezione del pattern head and shoulders appena formato suggerisce un obiettivo di prezzo che potrebbe portare il petrolio nuovamente nell’area dei 120 dollari per barile, un livello che avrebbe implicazioni inflazionistiche significative e che potrebbe costringere le banche centrali a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.
I supporti tecnici si trovano nell’area degli 82 dollari, un livello che ha retto nei test precedenti e che potrebbe attrarre nuovi acquirenti in caso di correzione, mentre le resistenze successive non sono particolarmente dense fino ai massimi di marzo, lasciando spazio a potenziali accelerazioni al rialzo se il momentum dovesse mantenersi positivo. C’è da dire che i canali di regressione ribassista sono stati comunque abbattuti e che l’inversione ribassista precedentemente identificata è stata completamente superata proprio dal breakout dell’area di resistenza dei 91-93 dollari per barile, confermando il cambio di trend.
Il Brent, benchmark europeo, ha seguito una traiettoria simile ma leggermente anticipata, superando i 100 dollari già mercoledì 9 settembre e sfiorando i 110 dollari per barile in un movimento che ha colto di sorpresa molti operatori.
L’indice si trova oltre il 75% del rimbalzo di Fibonacci, confermando un’area rialzista molto potente e sostenuta da fondamentali solidi. I supporti di volume si attestano nell’area degli 89 dollari per barile, mentre i massimi di marzo si trovano attorno ai 95 dollari, creando una struttura tecnica che favorisce i rialzisti finché i prezzi rimangono sopra questi livelli. Finché i prezzi non ritorneranno sotto questi livelli di supporto, la tendenza rimarrà al rialzo, con implicazioni importanti per l’inflazione globale e per le decisioni delle banche centrali.
Oro e argento: la resistenza di Fibonacci a 4.450 dollari condiziona i metalli preziosi
Il mercato dei metalli preziosi rimane profondamente influenzato dalle decisioni di politica monetaria delle principali banche centrali, con scarse forniture e riserve di oro e argento in circolazione, soprattutto per uso industriale, che creano un contesto di scarsità strutturale. La notizia del trasferimento di oro europeo dagli Stati Uniti verso l’Europa, emersa nelle ultime settimane, suggerisce un possibile utilizzo di questi metalli come pegno per operazioni finanziarie, condizionando le dinamiche dei prezzi e creando aspettative di ulteriori movimenti.
La resistenza di rimbalzo di Fibonacci a 4.450 dollari per oncia rimane forte e ben presidiata per l’oro, con il 30% del ritracciamento che mantiene la struttura condizionatamente al ribasso, suggerendo che i rialzisti dovranno superare questa barriera per confermare un cambio di trend.
Un breakout sopra i 4.500 dollari accelererebbe l’oro verso i 4.800 dollari, un movimento che rappresenterebbe nuovi massimi storici e che potrebbe innescare un forte momentum speculativo, mentre un supporto importante si trova a 4.300 dollari, che potrebbe condizionare un ritorno sui 4.100 dollari in caso di correzione. Gli analisti sottolineano che l’oro, essendo un metallo prezioso e un’alternativa alle valute fiat, potrebbe risultare irrazionalmente in tendenza in questo momento di swing delle economie, rendendo la prudenza fondamentale per gli investitori.
L’argento, che storicamente anticipa le volatilità dell’oro e tende a muoversi con maggiore ampiezza, rimane ingabbiato al ribasso con una forte resistenza nell’area dei 65 dollari per oncia, livello che ha respinto ripetutamente i tentativi di breakout. Vedremo come si muoveranno l’argento e l’oro nei prossimi giorni, soprattutto all’indomani della scelta strategica della Federal Reserve, che potrebbe creare le condizioni per un movimento decisivo in una direzione o nell’altra.
I titoli tech sotto la lente: Apple, AMD e Intel guidano il rimbalzo
Il settore tecnologico ha vissuto una settimana importante e dinamica, con diversi titoli che hanno testato supporti e resistenze chiave, offrendo opportunità di trading significative per chi ha saputo leggere i segnali tecnici. Apple, sotto i riflettori per la presentazione dei nuovi device iPhone 18 che ha incuriosito il mercato e i consumatori, ha reagito positivamente tornando verso le resistenze nell’area dei 330 dollari, un livello che rappresenta una barriera tecnica e psicologica importante.

Il supporto favorito si trova a 315 dollari, dove c’è stata accumulazione di volumi nelle settimane precedenti, mentre i massimi storici nell’area dei 343 dollari rappresentano il prossimo target per i rialzisti. I volumi in resistenza non sono particolarmente densi, lasciando spazio a ulteriori salite se il momentum dovesse mantenersi positivo e se il mercato dovesse reagire favorevolmente alle vendite dei nuovi dispositivi.
AMD ha recuperato nuovi massimi storici grazie a un pattern reversal uscito da un triangolo di accumulazione, configurazione tecnica che spesso precede movimenti significativi. Il breakout rialzista richiede di mantenere le quotazioni sopra i 525 dollari, con spazio di salita verso l’area dei 550 dollari se il volume dovesse supportare il movimento.
Intel Corporation ha chiuso una settimana molto importante, con le medie mobili che hanno fatto da supporto dinamico, suggerendo che il trend di fondo rimane positivo nonostante le correzioni. Un breakout sopra i 110 dollari porterebbe a chiudere i gap nell’area dei 120 dollari, con estensioni fino a 140 dollari, mentre al contrario l’abbattimento dei 100 dollari e successivamente degli 88 dollari aprirebbe la strada verso i 65 e poi i 48 dollari, un movimento che segnerebbe un deterioramento significativo della struttura tecnica.
Meta ha rivisto l’area dei 650 dollari con un breakout rialzista mercoledì 10 settembre, superando completamente la parte resistenziale dei 600 dollari in un movimento che riflette la fiducia degli investitori nel piano di investimento in intelligenza artificiale. Il capex di Meta è totalmente concentrato nella ricerca e sviluppo dell’intelligenza artificiale, e i ritorni iniziano finalmente a vedersi nei risultati finanziari e nelle quotazioni di borsa. SpaceX si mantiene su un supporto importante a 145 dollari, con potenziale accelerazione verso i 170 dollari se il settore aerospaziale dovesse mantenere il momentum positivo.
Palantir ha perso il 7% questa settimana, con forte resistenza a 175 dollari che ha respinto i tentativi di recupero, mentre Microsoft rimane aggrappato alla resistenza dei 500 dollari, rimbalzando dai test dell’area supportiva dei 490 dollari in un movimento che suggerisce consolidamento prima di una possibile prossima mossa.
Gli appuntamenti da non perdere: Edu-Fin online e dal vivo
Oltre all’incontro cruciale con la Federal Reserve mercoledì 16 settembre, la settimana si arricchisce di importanti appuntamenti formativi promossi da Pepperstone che offrono opportunità uniche di apprendimento e networking per trader e investitori.
Il 18 settembre, dalle 17:00 alle 18:30, si terrà la terza e ultima lezione online di EduFied, una masterclass gratuita di alto livello con Jgor Pretolani, esperto riconosciuto sui futures dell’S&P 500 e sui mercati derivati, e Fabio Michettoni, specialista in strategie intermarket sul mercato americano, sulle obbligazioni e sull’eurodollaro. Pietro Froio, esperto di tecniche di volume profile e analisi del flusso ordini, e Sante Pellegrino completeranno il panel, offrendo prospettive diverse e complementari per approcciare i mercati.
L’evento culminerà con l’appuntamento dal vivo a Bari il 25 settembre, dalle 9:00 alle 19:00, con la partecipazione di numerosi trader ed esperti del settore: Igor Pretolani, Giuseppe Lauria, Fabio Michetti, Salvatore Scarano, Paolo Nardovino, Giovanni Trombetta, Domenico D’Errico, Pietro Froio, Sante Pellegrino, Giovanni Spinaiaconis, Antonio Carrieri, Giancarlo Valente e l’avvocato Tramontino.
La giornalista Eleonora Rossi presenterà l’evento, garantendo un flusso informativo professionale e coinvolgente. L’iscrizione è gratuita ma i posti sono limitati, quindi è consigliabile registrarsi rapidamente sul sito workatpoint.it nella sezione menu Edu-Fin per assicurarsi la partecipazione a quello che promette di essere un evento imperdibile per chi opera sui mercati finanziari.

Una settimana che definirà il quarto trimestre
La settimana che ci attende sarà decisiva e potenzialmente storica per comprendere la direzione dei mercati nell’ultimo trimestre del 2026 e per posizionarsi al meglio in vista del 2027. La decisione della Federal Reserve sui tassi di interesse, combinata con le mosse già effettuate dalla BCE, creerà un nuovo contesto di rendimenti che influenzerà tutte le asset class, dalle obbligazioni alle azioni, dalle valute alle commodity.
Gli investitori dovranno monitorare attentamente i livelli tecnici chiave su indici, valute, commodity e titoli azionari per posizionarsi al meglio in uno scenario che potrebbe evolvere rapidamente e in modo imprevedibile. La volatilità rimarrà elevata nei prossimi giorni, ma le opportunità per chi saprà leggere i segnali tecnici e fondamentali, mantenendo disciplina e gestione del rischio, non mancheranno di presentarsi.
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