La nuova Fed di Warsh e il crollo di Wall Street: 18/06/2026

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Fed Warsh esordio: tassi fermi 3,50–3,75%, dot plot spinto verso rialzo nel 2026. Abbandono forward guidance, 5 task force. Mercati in calo, probabilità stretta a ottobre oltre 50%

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  • La Fed conferma i tassi tra 3,50% e 3,75%, ma nove membri del FOMC prevedono almeno un rialzo entro il 2026, contro zero a marzo.
  • Warsh inaugura la propria guida abbandonando la forward guidance, istituisce cinque task force e ribadisce l’obiettivo di inflazione al 2%.
  • Wall Street scende vicino all’1%, il Dow Jones perde oltre 500 punti e i futures assegnano una probabilità superiore al 50% di un rialzo a ottobre.

Fed ferma i tassi ma il dot plot si sposta in modo netto verso rialzi nel 2026

Kevin Warsh ha debuttato ieri alla guida della Federal Reserve mantenendo il range target tra il 3,50% e il 3,75%, ma il comunicato ufficiale e le nuove proiezioni interne mostrano un board più incline a una stretta futura e meno propenso ai tagli che fino a poche settimane prima sembravano l’orizzonte più probabile.

Nove dei 18 membri del FOMC ora prevedono almeno un aumento dei tassi entro il 2026, un cambiamento netto rispetto a marzo quando nessuno aveva espresso l’intenzione di aumentare i tassi. Otto membri ritengono possibile mantenere lo status quo per tutto l’anno, mentre solo un membro si è detto a favore di un allentamento della politica monetaria.

La decisione arriva in un contesto di inflazione al 3,6% stimata per quest’anno, ben sopra il target del 2%, con la crisi energetica legata al conflitto in Medio Oriente come driver importante delle pressioni sui prezzi.

La Fed stima per quest’anno un’inflazione al 3,6%, ben sopra il target del 2%, e la galoppata dei prezzi potrebbe spingere la banca centrale ad alzare i tassi di interesse, con il rischio però di indebolire un’economia già in rallentamento e un mercato del lavoro che perde colpi. Warsh ha ribadito nella sua prima conferenza stampa che il “due” è a sinistra della virgola, cioè è l’obiettivo prioritario per la stabilità dei prezzi, e ha definito inaccettabile che l’inflazione viaggia sopra il target del 2% da cinque anni.

Il nuovo presidente ha detto che l’impegno a riportare l’inflazione al 2% è “forte, unanime e inequivocabile”, promettendo di correggere la rotta dopo anni di mancate scelte. Questo spostamento del dot plot, con nove membri che ora prevedono un rialzo, segna un cambio di orientamento più marcato rispetto al passato recente e mostra una Fed che, pur lasciando i tassi fermi nell’immediato, si prepara a un ciclo potenzialmente più restrittivo.

La decisione di mantenere i tassi invariati è stata giudicata “va bene” da Donald Trump, che dall’Europa ha mostrato sostegno a Warsh appena entrato in carica e che deve guadagnarsi la fiducia del mercato, dichiarando che “è bravo” e che “mi affido a lui”. Quanto durerà l’atteggiamento conciliante di Trump non è ancora chiaro, ma la Fed spaccata e apparentemente disponibile a un inasprimento dei tassi ha già fatto reagire Wall Street, che ha girato in calo dopo che gli analisti hanno previsto una stretta in ottobre.

Dopo una seduta contrassegnata dalla cautela in attesa dell’esordio di Warsh, i listini hanno ripiegato con perdite vicine all’1%, riflettendo il nervosismo degli investitori su un ciclo di tassi che potrebbe tornare a stringere invece di allentare.

Warsh cambia comunicazione, abbandona la forward guidance e crea cinque task force per riformare la politica monetaria

Warsh ha aperto la sua prima conferenza stampa da presidente della Fed sottolineando l’impegno della banca centrale alla stabilità dei prezzi e all’obiettivo di inflazione al 2%, definendo la situazione attuale inaccettabile e ribadendo più volte questo concetto ai giornalisti. Il nuovo presidente ha già iniziato a imprimere il suo marchio con un comunicato finale ben più stringato, solo quattro paragrafi, rispetto al passato, segnando un cambio di stile comunicativo già visibile nel testo ufficiale.

Warsh

“I miei colleghi negli ultimi due giorni si sono mostrati molto aperti” a possibili cambiamenti, ha detto Warsh annunciando l’abbandono della forward guidance tradizionale e la creazione di cinque task force per la politica monetaria, fra le quali una sul bilancio da 6.700 miliardi di dollari della Fed.

Un’altra task force riguarderà invece la comunicazione, da tempo ossessione di Warsh, perché il presidente è convinto che i membri della Fed parlano troppo e vincolano l’azione della banca centrale offrendo segnali su quali saranno le prossime mosse.

La creazione di task force consente a Warsh di guadagnare tempo e schermarsi da possibili critiche per essere il presidente della Fed scelto da Donald Trump per tagliare i tassi di interesse, pur avendo ora mostrato un orientamento più da falco.

Nella rivoluzione della comunicazione potrebbe finire anche le conferenze stampa dopo le riunioni: sono uno strumento “importante quando si ha qualcosa di importante da dire”, ha detto laconicamente Warsh, suggerendo che potrebbero diventare meno frequenti o più selezionate. Warsh ha poi annunciato che tutte le lavori delle task force dovrebbero concludersi entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di riesaminare la comunicazione della Fed, il bilancio dell’istituto, le fonti statistiche, gli effetti dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro e il quadro teorico utilizzato per valutare l’inflazione.

Secondo Jon Hilsenrath, ex giornalista del Wall Street Journal soprannominato “il sussurratore della Fed”, queste commissioni rappresentano anche un modo per prendere tempo e rispondere alle domande più difficili con un semplice “abbiamo una task force che se ne occuperà”, permettendo di gestire le aspettative senza vincolare immediatamente la policy. Alla fine, però, quando arriverà il momento delle decisioni concrete, nessuna task force potrà sostituirsi al voto sui tassi, e Warsh ha costruito negli ultimi quindici anni una tesi molto chiara: l’inflazione è una scelta e la Fed ha perso credibilità fingendo il contrario.

Warsh ha scelto di non inserire una propria previsione nel cosiddetto “dot plot” della Fed, pur incoraggiando gli altri membri a farlo, mantenendo così maggiore margine di manovra personale. Ha inoltre eliminato la forward guidance, spiegando: “Non posso darvi indicazioni su ciò che faremo in seguito”, sostenendo che i mercati funzionano meglio quando interpretano autonomamente i dati economici anziché cercare di anticipare le mosse della banca centrale con segnali preconfezionati.

Questo cambio di paradigma comunicativo potrebbe ridurre la volatilità legata alle aspettative di mercato ma aumenta anche l’incertezza sulle mosse future, rendendo ogni dichiarazione pubblica più scrutinata.

La Fed ribadisce priorità anti-inflazione e mantiene indipendenza formale dalla Casa Bianca in un contesto politico sensibile

Il segnale di Warsh è percepito come da falco per la clarità sull’obiettivo di stabilità dei prezzi, nonostante alcuni suoi recenti commenti più accomodanti sul ruolo dell’intelligenza artificiale come disinflazionistica e sulla crescita economica che non dovrebbe essere temuta.

Warsh

Durante l’audizione di conferma, Warsh aveva criticato la Fed guidata da Jerome Powell, affermando che i rialzi dei tassi del 2021-2022 avevano contribuito alla peggiore inflazione degli ultimi 45 anni, ma la sua conferma si è rivelata una delle più divisive politicamente nella storia recente, con la senatrice Elizabeth Warren che lo ha accusato di comportarsi come il “burattino” del presidente Trump.

Anche se Warsh aveva liquidato quelle critiche con una risata, nessuno poteva sapere quale versione di lui si sarebbe presentata alla prima conferenza stampa, fino alle 14 di mercoledì, quando la Federal Reserve ha pubblicato il proprio comunicato di politica monetaria e ha mostrato un Warsh deciso a mantenere margini di manovra.

La Fed attribuisce direttamente le recenti pressioni sui prezzi al conflitto in Medio Oriente, citando la crisi energetica causata dalla guerra in Iran come driver inflazionistico, mentre non ha incluso nel comunicato una previsione propria di Warsh nel dot plot. Interrogato su eventuali contatti con il presidente, Warsh ha tagliato corto rispondendo secco: “Sul presidente non ho nulla per voi”, e nel comunicato ufficiale ha invece attribuito direttamente le pressioni sui prezzi al conflitto in Medio Oriente senza menzionare la Casa Bianca.

Assecondare la Casa Bianca sembra essere l’ultima delle sue intenzioni, nonostante nell’ultimo anno Trump sia passato dalle minacce di licenziare Powell alla richiesta di un intervento del Dipartimento di Giustizia nel tentativo di ottenere tassi più bassi. Recentemente Trump aveva anche dichiarato che Warsh avrebbe dovuto “fare ciò che vuole” ed essere “totalmente indipendente”, ma interrogato su eventuali contatti il nuovo presidente della Fed ha evitato di entrare nel merito.

La Fed lascia i tassi invariati e i mercati non apprezzano fully questa decisione, girando in calo dopo che gli analisti hanno previsto una stretta in ottobre, mostrando che Warsh ha scelto di non assecondare le aspettative di Wall Street o della Casa Bianca. Per il resto, la riunione ha mostrato un Warsh deciso a mantenere margine di manovra, con più che una rivoluzione il messaggio è sembrato essere: “Vedremo”, indicando una posizione di apertura ma senza vincoli preconfezionati.

Warsh ha costruito una tesi chiara sull’inflazione come scelta e sulla Fed che ha perso credibilità, e ora la scelta è sua essendo lui quello al comando, con la responsabilità di riportare l’inflazione al 2% dopo cinque anni di mancate scelte.

Mercati in calo e rendimenti in salita, con probabilità di stretta a ottobre oltre il 50% e volatilità immediata sui principali indici

I mercati hanno reagito di conseguenza e con evidente nervosismo alla decisione della Fed e alle nuove proiezioni interne, con Wall Street che ha immediatamente girato in calo dopo che gli analisti hanno previsto una stretta in ottobre.

La Fed ha mantenuto il tasso di riferimento tra il 3,5% e il 3,75%, come previsto, ma ora nove dei diciotto membri del board prevedono almeno un rialzo dei tassi entro fine anno, mentre il nuovo comunicato ha eliminato il precedente orientamento favorevole a futuri tagli. Il Dow Jones ha perso 507 punti dopo aver toccato un massimo storico intraday, mostrando volatilità significativa nel corso della seduta.

L’S&P 500 è sceso dell’1,2%, il Nasdaq dell’1,3%, con il comparto dei servizi di comunicazione tra i più colpiti e i grandi titoli tecnologici a guidare i ribassi. I rendimenti dei Treasury a due anni, particolarmente sensibili alle aspettative sui tassi, sono saliti di circa 16 punti base fino al 4,21%, riflettendo l’attesa di un ciclo più restrittivo.

Alla chiusura delle contrattazioni, i mercati monetari attribuivano a un rialzo dei tassi in ottobre una probabilità leggermente superiore al 50%, scenario che fino a poco prima quasi nessuno considerava plausibile. Forse non era ciò che Wall Street – e nemmeno il presidente Trump – desideravano, ma era probabilmente ciò che Warsh voleva, metteno qualche rallentatore a questo boom speculativo.

Il Dow Jones ha perso oltre 500 punti, l’S&P 500 è sceso dell’1,2% e il Nasdaq dell’1,3%, con i technology giants che hanno guidato i ribassi in una sessione caratterizzata da cautela e nervosismo. I rendimenti a 2 anni sono saliti di 16 punti base, portando i tassi impliciti sui futures verso una probabilità superiore al 50% di un rialzo a ottobre, mentre i market maker vedono per la prima volta plausibile uno scenario di stretta che fino a poco prima quasi nessuno considerava.

La galoppata dei prezzi potrebbe spingere la banca centrale ad alzare i tassi di interesse, con il rischio però di indebolire un’economia già in rallentamento e un mercato del lavoro che perde colpi.

Nel gioco di equilibrio della sua prima conferenza stampa da presidente, Warsh si è divincolato bene ed è apparso a suo agio anche di fronte alle domande su Trump, mostrando sicurezza nel nuovo ruolo. La Fed lascia i tassi invariati e i mercati non apprezzano fully, girando in calo con perdite vicine all’1% per i principali indici dopo la decisione e le nuove proiezioni interne.

Strategie difensive sulla duration e rotazione settoriale, hedge mirati su opzioni per le scadenze chiave e monitoraggio attivo dei dati macro

Rendimenti in salita in particolare sul breve termine rendono prioritarie le strategie difensive sulla duration per gli investitori obbligazionisti, mentre il monitoraggio dei segnali della Fed diventa fondamentale per gestire le aspettative di un ciclo più restrittivo.

Maggior volatilità potenziale per l’azionario con settori sensibili ai tassi come il tech e i growth a rischio, mentre una rotazione verso settori più difensivi o value è utile in caso di stretta per ridurre l’esposizione alla sensibilità ai tassi.

I rendimenti più alti supportano il dollaro e i prezzi energetici insieme all’inflazione core resteranno variabili chiave per le decisioni future della Fed e per le strategie di investimento.

La probabilità maggiore di rialzo per ottobre rende utile gestire opzioni e hedge in vista delle prossime riunioni e dei report macro come CPI, PCE e payrolls, per proteggere portfolio da movimenti bruschi dei mercati. Investitori e trader devono riallineare posizioni, monitorare i dati macro e preparare strategie di copertura mirate alle scadenze chiave come ottobre e le riunioni successive, considerando un regime di maggior volatilità.

Strategies difensive sulla duration sono prioritarie con rendimenti in salita sul breve termine, mentre la rotazione settoriale verso value e settori difensivi aiuta a mitigare il rischio di stretta.

Hedge mirati su opzioni per le scadenze chiave come ottobre sono utili per gestire la volatilità attesa, e il monitoraggio attivo dei dati CPI, PCE e payrolls è essenziale per anticipare mosse della Fed.

La Fed stima per quest’anno un’inflazione al 3,6%, ben sopra il target del 2%, e la galoppata dei prezzi potrebbe spingere la banca centrale ad alzare i tassi, con rischio di indebolimento economico. Warsh ha ribadito che il “due” è a sinistra della virgola, cioè l’obiettivo prioritario, e ha definito inaccettabile l’inflazione sopra il target da cinque anni, promettendo di correggere la rotta.

Questo impegno “forte, unanime e inequivocabile” verso il 2% di inflazione segnala una Fed più focalizzata sulla stabilità dei prezzi anche a costo di rallentare l’economia. Investitori devono considerare questo orientamento nelle loro strategie, preparandosi a un ciclo potenzialmente più restrittivo e a maggiore volatilità sui mercati.

Output delle task force, dati CPI e PCE, comunicazione post-forward guidance e geopolitica come driver prossimi per la politica monetaria

L’output delle task force con indicazioni su metodologia statistica, comunicazione e quadro teorico potrebbe modificare in modo permanente la trasmissione delle policy della Fed, cambiando come i dati economici vengono interpretati e comunicati al mercato. I dati sull’inflazione con il percorso dei prossimi CPI e PCE saranno determinanti per confermare o smentire le aspettative verso una stretta, perché questi indicatori mostreranno se l’inflazione sta accelerando o decelerando verso il target del 2%.

La comunicazione della Fed con l’abbandono della forward guidance tradizionale renderà ogni dichiarazione pubblica più scrutinata alla ricerca di segnali nuovi, perché senza indicazioni preconfezionate i mercati dovranno interpretare autonomamente i dati economici. Gli sviluppi geopolitici con l’evoluzione del conflitto in Medio Oriente continueranno a influenzare i prezzi energetici e le aspettative inflazionistiche, dato che la Fed attribuisce direttamente le pressioni sui prezzi al conflitto in Medio Oriente e alla crisi energetica.

Le task force dovrebbero consegnare risultati entro fine anno, con l’obiettivo di riesaminare la comunicazione, il bilancio, le fonti statistiche, l’IA sul lavoro e il quadro teorico per l’inflazione, e questo lavoro potrebbe portare a cambiamenti strutturali nella policy monetaria.

Warren e altri critici hanno accusato Warsh di essere il “burattino” di Trump, ma la sua prima conferenza stampa ha mostrato un orientamento da falco sulla stabilità dei prezzi, suggerendo indipendenza formale dalla Casa Bianca. Jon Hilsenrath ha osservato che probabilmente è nell’interesse di tutti, nel lungo periodo, mettere qualche rallentatore a questo boom speculativo, riferendosi alla clamorosa IPO di SpaceX e all’ondata di entusiasmo speculativo che attraversa il mercato azionario.

Warsh ha detto che non crede che ci sia bisogno di una “scelta crudele” fra l’inflazione e il mercato del lavoro, i due obiettivi della Fed, nonostante negli ultimi mesi siano descritti in tensione dal suo predecessore Jerome Powell. I prezzi al consumo negli Stati Uniti continuano a correre con la crisi energetica causata dalla guerra in Iran, e la Fed stima per quest’anno un’inflazione al 3,6%, ben sopra il target del 2%.

La galoppata dei prezzi potrebbe spingere la banca centrale ad alzare i tassi di interesse, con il rischio però di indebolire un’economia già in rallentamento e un mercato del lavoro che perde colpi. Nel gioco di equilibrio della sua prima conferenza stampa da presidente, Warsh si è divincolato bene ed è apparso a suo agio anche di fronte alle domande su Trump, mostrando sicurezza nel nuovo ruolo e capacità di gestire le pressioni politiche.

Prudenza sui tassi, messaggio anti-inflazione netto e ipotesi concreta di rialzi entro il 2026 con regime di maggiore volatilità

La Fed di Warsh ha scelto prudenza sui tassi nell’immediato mantenendo il range tra 3,50% e 3,75%, ma ha cambiato il messaggio con stop alla forward guidance, impegno netto verso il 2% d’inflazione e l’ipotesi concreta di rialzi entro il 2026, segnando un orientamento più da falco.

Per i mercati significa più volatilità e un regime in cui politica monetaria e comunicazione sono in trasformazione, con meno segnali preconfezionati e più interpretazione autonomica dei dati economici da parte degli investitori. Investitori e trader devono riallineare posizioni, monitorare i dati macro come CPI, PCE e payrolls, e preparare strategie di copertura mirate alle scadenze chiave come ottobre e le riunioni successive, considerando un ciclo potenzialmente più restrittivo.

Warsh ha ribadito l’impegno a garantire la stabilità dei prezzi e a riportare l’inflazione al 2%, definendo inaccettabile la permanenza sopra il target da cinque anni e promettendo di correggere la rotta dopo anni di mancate scelte. Questo segnale è percepito come da falco per la chiarezza sull’obiettivo di stabilità dei prezzi, nonostante alcuni suoi recenti commenti più accomodanti, e mostra una Fed più focalizzata sulla stabilità dei prezzi anche a costo di rallentare l’economia.

La Fed estima per quest’anno un’inflazione al 3,6%, ben sopra il target del 2%, e la galoppata dei prezzi potrebbe spingere la banca centrale ad alzare i tassi, con rischio di indebolimento economico e mercato del lavoro che perde colpi. Warsh ha detto che non crede che ci sia bisogno di una scelta crudele fra inflazione e mercato del lavoro, ma i due obiettivi sono descritti in tensione negli ultimi mesi dal predecessore Powell.

I mercati hanno reagito con nervosismo, Wall Street è in calo vicino all’1%, il Dow Jones ha perso oltre 500 punti e i futures assegnano probabilità superiore al 50% di un rialzo a ottobre, mostrando che la decisione di Warsh ha spinto le aspettative verso una stretta. Investitori devono considerare questo orientamento nelle loro strategie, preparandosi a un ciclo potenzialmente più restrittivo e a maggiore volatilità sui mercati, con rendimenti in salita sul breve termine che rendono prioritarie strategie difensive sulla duration e rotazione verso settori value e difensivi.

Hedge mirati su opzioni per le scadenze chiave come ottobre sono utili per gestire la volatilità attesa, e il monitoraggio attivo dei dati macro è essenziale per anticipare mosse della Fed.

Warsh ha inaugurato una nuova era alla Fed con abbandono della forward guidance, cinque task force e messaggio netto anti-inflazione, e ora la scelta è sua essendo lui quello al comando con la responsabilità di riportare l’inflazione al 2% dopo cinque anni di mancate scelte.

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