FEDERICO CAFFÈ economista

IL 1929, PER I SUOI ASPETTI PIÙ VISTOSI E ANCHE FOLCLORISTICI, ESERCITI GRANDI SUGGESTIONI: IL CROLLO DELLA BORSA, LA GENTE CHE SI BUTTAVA DI SOTTO DALLE FINESTRE DEI GRATTACELI.

GALBRAITH HA DIMOSTRATO POI CHE QUASI NESSUNO SI ERA BUTTATO GIÙ DAI GRATTACELI, MA È VERO CHE DOPO IL ’29 I VETRI DEI GRATTACELI SONO FISSI.

MA È ANCORA PIÙ VERO CHE I CAPITALISTI VITTIME DEL CROLLO DI BORSA, IN UN MODO O NELL’ALTRO, SE LA SONO CAVATA, MENTRE A STAR MALE, SUL SERIO, E A LUNGO, SONO STATE LE MASSE RURALI E I LAVORATORI.

FEDERICO CAFFÈ

Fu uno dei principali diffusori della dottrina keynesiana in Italia, occupandosi tanto di politiche macroeconomiche che di economia del benessere.

Al centro delle sue riflessioni economiche ci fu sempre la necessità di assicurare elevati livelli di occupazione e di protezione sociale, soprattutto per i ceti più deboli.

La sua improvvisa scomparsa è un mistero rimasto irrisolto.

Relatore della tesi di laurea di più di mille studenti, ha formato numerosi economisti italiani.

Tra i suoi studenti vi sono stati il governatore della Banca d’Italia e presidente della Banca Centrale EuropeaMario Draghi, il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

 

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