Analisi finanziaria del 15/07/26: l’inflazione USA scende al 3,5%, trimestrali record per le grandi banche e petrolio a 80$. Scopri i livelli operativi.
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La data di oggi, mercoledì 15 luglio 2026, segna uno spartiacque fondamentale per l’economia globale, un momento in cui convergono dati macroeconomici straordinari, l’avvio scoppiettante della stagione delle trimestrali americane e uno scenario geopolitico in continua e pericolosa evoluzione.
Nelle giornate precedenti, e in particolare durante la seduta di ieri, si sono accumulati eventi di portata storica che meritano un’analisi dettagliata e strutturata, utile sia per chi opera sul brevissimo termine con tecniche di scalping, sia per gli investitori che impostano strategie di ampio respiro basate sui fondamentali macroeconomici.
Il Miracolo dell’Inflazione Americana: Il CPI Scende al 3.5%
La notizia macroeconomica più rilevante e attesa degli ultimi mesi riguarda l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti, comunemente noto come CPI.
I mercati attendevano con ansia questo dato, temendo che le pressioni inflazionistiche potessero costringere le autorità monetarie a una nuova stretta creditizia. Fortunatamente per gli investitori e per l’intera stabilità economica globale, la rilevazione annuale ha mostrato un calo nettamente superiore alle più rosee aspettative della vigilia.
L’inflazione statunitense è ufficialmente scesa dal precedente 4.2% a un ben più rassicurante 3.5%. Questo decremento netto dello 0.7% rappresenta un successo straordinario per le politiche attuate negli ultimi trimestri e offre una boccata d’ossigeno immensa a tutti gli attori economici.
Un calo di questa portata contribuisce a tranquillizzare in modo significativo gli animi degli economisti e, cosa ancora più importante, rasserena l’azione del banchiere centrale. Il nuovo presidente della Federal Reserve, Walsh, si trova ora in una posizione decisamente più confortevole rispetto ai suoi predecessori.
Con un’inflazione che mostra chiari segni di rientro verso il target desiderato, la politica economica della banca centrale americana potrà continuare a mostrarsi accomodante, evitando bruschi rialzi dei tassi d’interesse che avrebbero potuto soffocare la crescita industriale e commerciale della prima economia mondiale.
La reazione iniziale dei mercati a questo dato è stata di cauto ottimismo, poiché la riduzione del costo della vita si traduce direttamente in un potenziale aumento del potere d’acquisto dei consumatori e in una riduzione dei costi operativi per le imprese quotate.
Le Trimestrali delle Grandi Banche d’Affari: Un Trionfo di Utili
Se il fronte macroeconomico ha regalato grandi soddisfazioni, il settore societario non è stato da meno. La stagione delle trimestrali della Corporate America è entrata nel vivo con la pubblicazione dei conti delle più importanti istituzioni finanziarie del pianeta. I risultati emersi delineano un quadro di eccezionale salute per il sistema bancario statunitense, smentendo i timori di un rallentamento del ciclo del credito.
JP Morgan sfiora il Trilione di Capitalizzazione
La prima grande protagonista di questa tornata di trimestrali è senza dubbio JP Morgan. Il colosso bancario guidato da Jamie Dimon ha mostrato numeri che rasentano la fantascienza finanziaria. La capitalizzazione di mercato della banca si attesta ora a quota 932 miliardi di dollari, posizionandosi a un passo dalla storica soglia psicologica e finanziaria del trilione di dollari, un traguardo finora riservato quasi esclusivamente ai colossi del settore tecnologico.

I ricavi di JP Morgan hanno registrato una crescita eccezionale, superando le già ottimistiche previsioni degli analisti di ben 7 miliardi di dollari e attestandosi su un totale complessivo di circa 57 miliardi di dollari. Questo incremento si riflette in modo diretto sulla redditività per gli azionisti. L’utile per azione, espresso dall’indicatore finanziario noto come EPS (Earnings Per Share), è salito in modo spettacolare da 5.50 dollari a ben 7.70 dollari.
Si tratta di un incremento straordinario che testimonia la capacità della banca di ottimizzare i propri flussi di reddito, grazie sia alle attività di investment banking sia alla gestione dei tassi di interesse attivi e passivi in un contesto macroeconomico favorevole.
La Performance Monstre di Goldman Sachs
Se i numeri di JP Morgan hanno stupito, la performance registrata da Goldman Sachs ha letteralmente lasciato senza parole gli operatori di Wall Street. La storica banca d’affari newyorkese, da sempre punto di riferimento per le grandi operazioni di fusione, acquisizione e trading istituzionale, ha polverizzato ogni record precedente.
In passato, Goldman Sachs distribuiva già un utile per azione estremamente elevato, pari a circa 14 dollari. I dati presentati ieri mostrano un balzo in avanti epocale, con un EPS che raggiunge i 20 dollari, segnando un incremento netto di ben 6 dollari per singola azione. Questo risultato poggia su basi solidissime: i guadagni complessivi della banca sono passati da 16 miliardi di dollari a 20 miliardi di dollari.
Una simile progressione dimostra come il comparto del market making e della consulenza finanziaria strategica stia vivendo una vera e propria stagione dell’oro, trainata dalla necessità delle grandi multinazionali di riposizionarsi in un mercato globale in rapida trasformazione.
Il Successo di Morgan Stanley e BlackRock
La scia positiva del comparto finanziario non si ferma ai due colossi sopra menzionati. Anche Morgan Stanley e BlackRock hanno presentato conti trimestrali estremamente solidi, confermando che l’intero settore della gestione patrimoniale e dei servizi finanziari gode di una salute di ferro.
BlackRock, il più grande gestore di patrimoni al mondo, ha visto il proprio utile per azione salire a 13.90 dollari, superando nettamente la precedente rilevazione che si era attestata a 12.50 dollari. Questo incremento evidenzia la continua fiducia degli investitori istituzionali e retail, che continuano ad affluire in massa verso i prodotti finanziari e gli ETF gestiti dalla società.
Allo stesso modo, Morgan Stanley ha registrato un progresso di rilievo, con un EPS che è passato da 2.90 dollari a 3.50 dollari. La diversificazione delle entrate e la forza del comparto di gestione della ricchezza privata si confermano i veri motori trainanti per la banca d’affari, capace di generare valore costante anche in periodi di transizione dei mercati.
Il Settore Tecnologico e Sanitario: ASML, Johnson & Johnson e il Passo Falso di IBM
Spostando l’attenzione dal settore prettamente finanziario a quello industriale, tecnologico e farmaceutico, la giornata di ieri e quella odierna hanno offerto spunti di riflessione altrettanto interessanti, caratterizzati da grandi successi ma anche da un’unica, pesante nota dolente.
Il Successo di Johnson & Johnson e ASML
Nel comparto farmaceutico e della cura della persona, Johnson & Johnson ha confermato la sua natura di titolo difensivo ma altamente remunerativo. L’azienda ha registrato un incremento dei ricavi complessivi pari a 25.3 miliardi di dollari, accompagnato da un miglioramento dell’utile per azione che, sebbene quantificabile in pochi centesimi, consolida la traiettoria di crescita costante del gruppo.
Nel settore della tecnologia avanzata, riflettori puntati su ASML Holding. Questa società riveste un ruolo di fondamentale importanza strategica a livello globale, rientrando a pieno titolo nella categoria della cosiddetta new economy. ASML è infatti il leader indiscusso nella produzione di macchinari per la litografia ultravioletta estrema, tecnologia indispensabile per la fabbricazione dei microchip più avanzati al mondo, utilizzati in larga scala nella telefonia mobile di ultima generazione e nei sistemi di intelligenza artificiale.
I risultati di ASML hanno mostrato un incremento notevole sia nei ricavi complessivi sia nella redditività netta. L’utile per azione ha registrato una crescita di quasi un dollaro rispetto al trimestre precedente, confermando come la domanda globale di semiconduttori rimanga a livelli altissimi e come la società olandese continui a detenere un quasi-monopolio tecnologico di valore inestimabile.
La Nota Dolente: Il Crollo di IBM
Purtroppo, la giornata di ieri non è stata caratterizzata solo da successi. L’unica e pesante nota dolente è giunta da IBM, la storica International Business Machines. Il colosso dell’informatica e dei servizi cloud ha segnato un netto passo falso rispetto alle attese degli analisti, deludendo profondamente il mercato sia sul fronte dei ricavi sia su quello della redditività.
L’utile per azione di IBM ha subito una contrazione, scendendo da 3.01 dollari a 2.90 dollari. Sebbene a livello numerico possa sembrare una variazione contenuta, l’impatto sul sentiment degli investitori è stato devastante. Questo calo evidenzia le difficoltà strutturali che l’azienda sta incontrando nel mantenere il passo dei concorrenti più agili nel settore del cloud computing e dell’intelligenza artificiale applicata alle imprese.
Analisi Tecnica dei Mercati Finanziari
Mentre i dati aziendali offrono una fotografia fondamentale dello stato di salute delle imprese, l’analisi dei grafici e dei volumi ci permette di comprendere come gli operatori stiano effettivamente posizionando i propri capitali. Wall Street sembra voler festeggiare l’ottimo dato sull’inflazione e le trimestrali record, ma mostra ancora una profonda indecisione di fondo, condizionata in gran parte dall’andamento del mercato delle materie prime.
Il Petrolio e la Crisi dello Stretto di Hormuz
L’andamento del petrolio è in questo momento uno dei fattori di maggiore influenza per l’intera struttura dei mercati azionari mondiali. Dopo aver avviato una decisa fase discendente a partire da giugno di quest’anno, innescata dal breakout ribassista del livello chiave a 87 dollari per barile, le quotazioni dell’oro nero avevano accelerato al ribasso fino a raggiungere un’importante area di supporto statico a 68 dollari nelle scorse settimane.
Da questo livello minimo si è innescato un violento rimbalzo tecnico e fondamentale, guidato principalmente dal ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. La circolazione di notizie relative ad attacchi e bombardamenti iraniani contro alcune navi commerciali ha riacceso i timori di una chiusura prolungata dello Stretto di Hormuz, una delle arterie marittime più importanti al mondo per il transito del greggio.
La reazione degli Stati Uniti, sotto la guida dell’amministrazione Trump, non si è fatta attendere: i bombardamenti di risposta hanno innescato una nuova e severa crisi diplomatica e militare. Lo stretto è stato inizialmente chiuso e poi riaperto, in un clima di totale incertezza su chi effettivamente gestisca il controllo delle rotte navali in quell’area. Questa instabilità ha spinto il petrolio a rimbalzare dai minimi di 68 dollari fino agli attuali 80 dollari per barile.
Il livello di 80 dollari per barile non è una semplice resistenza grafica, ma coincide esattamente con un importantissimo Point of Control volumetrico. Questa linea nera rappresenta l’area di prezzo in cui è stato scambiato il maggior numero di volumi nelle ultime sessioni.
Il comportamento del prezzo attorno a questo livello sarà determinante per i prossimi mesi. Quando a giugno si era verificato il breakout ribassista, il mercato aveva tentato un ritorno verso gli 80 dollari (che prima fungevano da supporto), ma il prezzo era stato respinto con forza nella seduta del 22 giugno. Attualmente ci troviamo nuovamente di fronte a questo ostacolo. Solo una chiusura giornaliera o settimanale decisamente superiore agli 80 dollari potrebbe aprire la strada a una corsa verso la chiusura del gap in area 85 dollari. In caso contrario, il trend ribassista principale riprenderà il sopravvento.
Sul lungo periodo, l’azione dei prezzi tra i 65 e gli 80 dollari sta delineando una struttura concava che potrebbe preannunciare la formazione di un pattern di inversione noto come Cup and Handle (tazza con manico), tipico delle fasi di fine discesa. Tuttavia, per il momento, il greggio rimane confinato all’interno di un canale di regressione lineare ribassista e la prudenza è d’obbligo.
Oro e Argento in Correzione
Un altro mercato che sta mostrando dinamiche di grande interesse è quello dei metalli preziosi, tradizionalmente considerati beni rifugio ma attualmente soggetti a forti pressioni ribassiste.
L’oro trova nella soglia dei 4100 dollari per oncia una resistenza granitica. Questo livello continua a respingere ogni tentativo di allungo, rafforzando l’impostazione negativa di breve termine. Gli analisti ritengono che una vera e propria accelerazione ribassista si verificherà solo al breakout confermato dei 4000 dollari per oncia. Al contrario, solo un superamento di forza dei 4100 dollari potrebbe proiettare le quotazioni verso i massimi successivi situati in area 4300 dollari.

Questa fase discendente dell’oro ha avuto inizio tra febbraio e marzo di quest’anno, configurandosi inizialmente come un movimento di reversal. In quella fase, si era assistito a una discesa dell’oro e a una contemporanea salita del petrolio, un movimento volto a coprire i rischi di speculazione sul settore energetico.
Tuttavia, dopo la discesa del greggio avvenuta a giugno, questa correlazione inversa è venuta meno: l’oro ha continuato a scendere in congiunzione con il petrolio, toccando minimi relativi a 3980 dollari per oncia.
A pagare il prezzo più alto di questa ondata di vendite sui metalli preziosi è stato l’argento. Il silver ha subito un vero e proprio tracollo verticale, precipitando da un massimo di 120 dollari per oncia fino agli attuali 57 dollari per oncia. Una perdita di oltre 60 dollari che evidenzia la violenza delle liquidazioni da parte dei grandi fondi d’investimento e la debolezza della domanda industriale per questo metallo.
Il Gas Naturale e la Mancanza di Volumi
La situazione sul mercato del gas naturale appare complessa e priva di spunti operativi definiti. Il prezzo è stato respinto dal Point of Control volumetrico situato a 3.90 dollari per metro cubo e sta faticando a trovare un supporto stabile in area 2.87 dollari.

Ci troviamo su livelli minimi di assoluto rilievo storico per la materia prima, ma a preoccupare maggiormente gli operatori è la quasi totale assenza di volumi operativi significativi in questa fase dell’anno. Un eventuale breakout ribassista sotto la soglia psicologica dei 2.80 dollari aprirebbe le porte a un ulteriore scivolamento dei prezzi verso il target successivo individuato a 2.50 dollari per metro cubo.
Indici Azionari: La Compressione del Nasdaq e la Forza dello S&P 500
Tornando all’analisi degli indici azionari di Wall Street, si registra una persistente contrazione della volatilità che sta costringendo i prezzi all’interno di strutture grafiche ben definite.
Il Nasdaq si trova attualmente racchiuso all’interno di una figura di continuazione a forma di triangolo, comunemente definita come flag o bandiera di compressione della volatilità, che si è sviluppata al termine di un poderoso movimento rialzista. I livelli da monitorare per le prossime sessioni sono estremamente chiari. Un breakout ribassista al di sotto dei 29200 punti aprirebbe la strada a una correzione profonda, con target posizionati sui supporti statici a 28500 punti.

Al contrario, un superamento di forza delle resistenze collocate a 30000 punti darebbe il via a una nuova gamba rialzista, permettendo all’indice tecnologico di puntare dapprima verso i massimi storici recenti a 30775 punti e, successivamente, verso l’ambizioso target psicologico dei 31000 e 32000 punti.
A differenza del Nasdaq, lo S&P 500 mostra un’intonazione decisamente più rialzista, pur essendo anch’esso inserito in una struttura di compressione. L’indice si mantiene saldamente al di sopra dei 7550 punti e sembra intenzionato a testare molto presto le resistenze dei massimi storici poste a 7630 punti. Questo scenario rialzista troverebbe piena conferma con una chiusura giornaliera superiore ai 7580 punti.
Ad accompagnare questa fase di stabilità contribuisce il rientro della volatilità. L’indice VIX, dopo aver vissuto giornate di tensione con picchi attorno ai 18 punti, è tornato a scendere sotto la soglia dei 17.50 punti, attestandosi attualmente a 17.20 punti, un livello che suggerisce un progressivo ritorno della fiducia e dell’operatività ordinaria sui mercati azionari.
Focus sui Singoli Titoli di Wall Street
L’analisi tecnica dei singoli titoli azionari evidenzia dinamiche estremamente interessanti che meritano di essere inserite nelle watchlist di ogni trader per le prossime sessioni operative.
Le Reazioni Grafiche dei Colossi Bancari e di IBM
JP Morgan, in seguito alla pubblicazione dei conti, ha dato vita a un pattern grafico di inversione noto come “ops reversal” rialzista. Nella seduta odierna il titolo ha aperto in deciso rialzo, segnando un nuovo massimo storico a quota 351 dollari per azione. Tuttavia, la formazione in corso di una candela di tipo “inverted hammer” suggerisce la possibilità di prese di beneficio nel breve termine, con un potenziale ritorno dei prezzi verso l’area di supporto situata a 340 dollari.
Goldman Sachs mostra invece una forza relativa impressionante. Ieri il titolo ha registrato un violentissimo gap up rialzista partendo da area 1030 dollari per raggiungere gli attuali 1140 dollari. Questa spettacolare candela rialzista è l’espressione diretta di una lunga fase di accumulazione di volatilità avvenuta nelle settimane precedenti tra i 1000 e i 1050 dollari. Un eventuale breakout sopra i 1150 dollari proietterebbe il titolo verso il target storico dei 1200 dollari per azione.
Sul fronte opposto, IBM ha subito gli effetti devastanti della delusione sui conti. Il titolo ha aperto la sessione di ieri in profondo e pesantissimo ribasso, passando dai 290 dollari della chiusura di lunedì 13 luglio ai 223 dollari dell’apertura di martedì 14 luglio. Questo crollo verticale ha comportato una perdita complessiva superiore al 23% in una sola sessione, configurando uno dei peggiori gap ribassisti della storia recente del titolo.
Gli Altri Protagonisti del Listino Americano
Tra le altre società quotate si segnalano movimenti di rilievo che denotano una forte selettività da parte degli investitori:
SpaceX sta cercando di stabilizzare le proprie quotazioni trovando un supporto temporaneo nell’area compresa tra i 135 e i 140 dollari per azione. Il titolo si trova ancora in una fase correttiva rispetto ai massimi storici toccati in area 160 dollari, ma i livelli attuali iniziano ad attirare l’interesse degli acquirenti di lungo termine.
Oracle si trova in una situazione tecnica particolarmente interessante, oscillando nei pressi dei minimi storici a 130 dollari. Questa configurazione rende il titolo un candidato ideale per una watchlist focalizzata su potenziali inversioni di tendenza.
Synopsys sta mostrando segnali di reazione nel tentativo di riscattarsi dal supporto chiave dei 400 dollari, un livello che in passato ha sempre innescato ottimi rimbalzi tecnici.
Microsoft mostra un’impostazione decisamente positiva registrando un progresso del 2%. Il movimento sembra finalmente intenzionato a violare la resistenza chiave a 395 dollari, aprendo la strada a nuovi scenari rialzisti.
Meta Platforms si mantiene in territorio positivo e conserva il gap up rialzista stabilizzandosi al di sopra dei 660 dollari per azione, a dimostrazione della forza del modello di business legato ai social media e alla pubblicità digitale.
Apple ha conquistato proprio oggi un nuovo massimo storico assoluto a 323.50 dollari per azione. Nonostante il titolo si trovi in una zona di forte ipercomprato tecnico, la forza del trend primario suggerisce che il movimento rialzista possa proseguire ulteriormente nelle prossime sessioni.
Amazon registra un rialzo del 2% e mette in mostra un bellissimo tentativo di breakout rialzista della resistenza situata a 249 dollari per azione. Il superamento di questo livello potrebbe decretare l’inizio di una nuova fase di allungo per il colosso dell’e-commerce.
Conclusioni e Prospettive Future
La sessione odierna ha confermato che ci troviamo in una fase di mercato estremamente dinamica, in cui la corretta lettura dei dati macroeconomici e l’analisi tecnica dei livelli chiave rappresentano gli unici strumenti in grado di guidare con successo le decisioni operative dei trader.
Mentre Wall Street assimila i dati eccezionali delle trimestrali bancarie e beneficia del calo dell’inflazione americana, l’attenzione degli operatori si sposta inevitabilmente verso l’Europa. L’appuntamento macroeconomico più importante della settimana è infatti posticipato a venerdì, quando verranno pubblicati i dati ufficiali sull’inflazione europea.
Questo dato sarà fondamentale per comprendere se anche la Banca Centrale Europea potrà seguire la strada accomodante intrapresa dalla Federal Reserve di Walsh o se dovrà mantenere un atteggiamento più prudente e restrittivo.
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